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16 luglio 2020

Obiettivi di fondo del percorso formativo: Il nuovo triennio è sicuramente iniziato in modo inedito. Alle nuove responsabilità, di per sé già impegnative, ci si è dovuti approcciare con non poco coraggio e creatività per superare le difficoltà che il nostro paese ha incontrato, le quali inevitabilmente si sono riversate sul nostro essere associazione. Abbiamo in un primo momento temporeggiato per prendere le giuste misure, rimandando gli incontri settimanali e in ultimo - solo cronologicamente - rinunciando alle celebrazioni comunitarie. Abbiamo poi subito ribadito il nostro impegno: non “fare” Azione Cattolica, ma “essere” Azione Cattolica; per cui siamo stati in grado di reinventare le nostre abitudini - non solo associative - e di trasportarle sul digitale per continuare a tessere legami autentici alla luce del Vangelo. Probabilmente “Chi m’ha fatt fa?” è stata l’espressione ripetuta più di frequente in questo periodo quando, scoraggiati, abbiamo preso atto che, nonostante tutti gli sforzi, le cose non andavano come felicemente descritte. Per questo consideriamo provvidenziali le parole che papa Francesco ci ha rivolto e donato lo scorso 27 marzo in una deserta piazza San Pietro.

“Impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca... ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.”

Ecco perché insieme vogliamo vivere un percorso di formazione, che può sembrare arrivare in ritardo rispetto alla situazione emergenziale che abbiamo vissuto, ma che in realtà crediamo maturato nel momento opportuno. Quando alla vigilia di quello che definiscono “ritorno alla normalità”, vogliamo insieme interrogarci sul nostro servizio, sul perché siamo chiamati a viverlo proprio “qui ed ora” e su come essere “alla Tua altezza”, contribuendo a plasmare questa nuova fase, prendendo e mettendo a sistema ciò che di buono in questi mesi abbiamo scoperto e correggendo quanto invece di sbagliato abbiamo sempre fatto prima del lockdown.



La responsabilità associativa, che sia parrocchiale o diocesana, è iniziata per tutti allo stesso modo e nella stessa situazione. Siamo stati costretti a ripensare le nostre abitudini e trasportarle sul digitale, per continuare a tessere legami autentici alla luce del Vangelo.

Negli ultimi mesi, ci siamo sentiti dire più volte “su questa barca ci siamo tutti”: il responsabile di AC ha una bella barca da condurre a porto, deve dunque conoscerne bene tutte le parti affinché non affondi. Su questa però non è da solo, ma è in compagnia di quanti insieme a lui condividono la stessa responsabilità; dei quali può avvalersi per un confronto, un aiuto o semplicemente per ricordarsi verso quale direzione tendere. Questa è la bellezza della dimensione diocesana: riconoscersi parte di un insieme più grande in cui ci sono altri che viaggiano con noi e che inevitabilmente incontrano gli stessi iceberg, le stesse correnti traverse o isole soleggiate. Gli stessi che riescono a tirarci fuori da quelle situazioni di “mare aperto” nelle quali ci capita di cadere durante il nostro servizio. È importane però avere fede, non siamo soli ma guidati dalla luce del faro; anche in preda alla tempesta non abbiamo da scoraggiarci, perché la vera Luce riesce a farsi spazio persino tra pesanti nuvole grigie.

Non è sempre facile riconoscere di essere stati chiamati alla responsabilità. Perché proprio io e non un altro? Perché a servizio dell’altro? Perché al Suo servizio? Sono solo alcune delle domande che siamo chiamati a porci e alle quali costantemente rinnovare le nostre risposte durante il cammino. Abbiamo imparato ad urlare il nostro “si”, consapevoli di essere i protagonisti di questo tempo, “l’adesso di Dio” al servizio di altri giovani, nella Chiesa e nel Mondo. Il Signore non ha preferenze, è questa la bella notizia. Sulla barca di AC “siamo tutti chiamati a remare insieme”, a metterci a servizio dell’altro, ciascuno con i propri talenti, ma anche con le proprie fragilità e i propri limiti; sostenuti dal vento favorevole dello Spirito Santo. Basta poco: invocare e accogliere quel Vento, che prepotentemente gonfia le vele della nostra barca e ci fa andare spediti verso la meta comune, senza sentire il peso del remare.

Una delle sfide che ora ci attende è accompagnare in modo discreto e attento lo smarrimento che ci porteremo dentro. Sarà necessario provare a vivere sempre di più il nostro impegno di discepoli-missionari con gesti e occasioni di vicinanza, con la testimonianza di chi scorge i segni della presenza di Dio nella propria storia e nel mondo in cui vive. Le nostre comunità parrocchiali avranno bisogno di giovani laici che hanno provato a non mettere in pausa il loro essere credenti, che hanno atteso la riapertura delle Chiese nella preghiera, nella riscoperta dell’incontro quotidiano con la Parola, nel desiderio di ritrovarsi insieme, nella solidarietà attiva e creativa. Perché proprio come ci ha ricordato papa Francesco lo scorso 27 marzo, in una deserta Piazza San Pietro: “Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale”.

Ecco perché anche e soprattutto in questo periodo la barca dell’AC non si è mai fermata; qui sotto abbiamo voluto raccogliere alcuni semplici, ma fondamentali, aspetti che un responsabile deve tenere sempre a mente affinché il viaggio possa continuare





Il responsabile è sempre al timone della barca, capace di guidare il gruppo verso il raggiungimento del suo fine: vivere un’esperienza di fede, di servizio, di incontro con il signore Gesù, senza mai sentirsi indispensabile oppure troppo sicuro di sé, rischiando di impartire ordini piuttosto che accompagnare.

Progetto formativo di AC «Perché sia formato cristo in voi», cap.7
I responsabili sono molto importanti in ordine al complesso delle proposte e delle attività formative dell’associazione. Il loro compito specifico, sul piano formativo, è quello di curare che il carisma dell’AC venga vissuto nella sua autenticità e che possa essere proposto e comunicato in modo vero alle persone e alla comunità.

Papa Francesco, Angelus 3 marzo 2019
Una guida non può essere cieca, ma deve vedere bene, cioè deve possedere la saggezza per guidare con saggezza, altrimenti rischia di causare dei danni alle persone che a lei si affidano. Gesù richiama così l’attenzione di quanti hanno responsabilità educative: esortandoli ad essere consapevoli del loro ruolo delicato e a discernere sempre la strada giusta sulla quale condurre le persone. E Gesù prende in prestito una espressione sapienziale per indicare se stesso come modello di maestro e guida da seguire: «Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro» (v.40). È un invito a seguire il suo esempio e il suo insegnamento per essere guide sicure e sagge.



Il motore è un organo fondamentale della barca; da esso riceve l’aiuto necessario per navigare. Per questo è immagine del responsabile, il quale è capace di accompagnare e sostenere educatori e ragazzi.

Progetto formativo di AC «Perché sia formato cristo in voi», cap.7
Il responsabile ha cura di suscitare vocazioni educative e di promuovere tutti quei luoghi collegiali che favoriscono il dialogo tra gli educatori e consentono un’azione educativa pensate e condivisa.

Documento preparatorio al sinodo dei giovani: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, cap.3
Accompagnare i giovani richiede di uscire dai propri schemi preconfezionati, incontrandoli lì dove sono, adeguandosi ai loro tempi e ai loro ritmi; significa anche prenderli sul serio nella loro fatica a decifrare la realtà in cui vivono e a trasformare un annuncio ricevuto in gesti e parole, nello sforzo quotidiano di costruire la propria storia e nella ricerca più o meno consapevole di un senso per le loro vite. [...] Proprio perché si tratta di interpellare la libertà dei giovani, occorre valorizzare la creatività di ogni comunità per costruire proposte capaci di intercettare l’originalità di ciascuno e assecondarne lo sviluppo. Bisogna «essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità» (Evangelii gaudium, 33). Tre verbi, che nei Vangeli connotano il modo con cui Gesù incontra le persone del suo tempo, ci aiutano a strutturare questo stile pastorale: uscire, vedere, chiamare.




La bussola è lo strumento che indica la direzione, che aiuta a non smarrirsi, ad avere sempre chiara la strada per raggiungere la meta. Il responsabile deve consultarla spesso per evitare di perdersi in percorsi sbagliati che rischiano di togliere tempo e identità anche a chi viaggia con lui.

Progetto formativo di AC «Perché sia formato cristo in voi», cap.5
Ogni persona è alla ricerca del significato senza il quale la vita non ha senso né direzione [...] l’incontro con il signore è cruciale per far emergere la coscienza di essere i destinatari dell’infinito amore del padre [...] questo spinge alla condivisione del dono ricevuto, attraverso la missione.

Papa Francesco, Christus Vivit, n.129
Se riesci ad apprezzare con il cuore la bellezza dell’annuncio e a lasciarti incontrare dal Signore; se ti lasci amare e salvare da Lui; se entri in amicizia con Lui e cominci a conversare con Cristo vivo sulle cose concrete della tua vita, questa sarà la grande esperienza, sarà l’esperienza fondamentale che sosterrà la tua vita cristiana. Questa è anche l’esperienza che potrai comunicare ad altri giovani. Perché «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».




L’ ancora ha lo scopo di far presa sul fondo del mare per fornire un sicuro attacco agli ormeggi della barca. Il responsabile è così: una presenza salda e costante su cui poter fare affidamento, su cui poter sempre contare, perché è a sua volta ancorato al signore Gesù.

Progetto formativo di AC «Perché sia formato cristo in voi», cap.7
Il responsabile è capace di tessere continui rapporti di comunione con tutti. è riferimento per l’unità interna dell’associazione; in essa contribuisce a costruire rapporti di comunicazione e di fraternità che costituiscano il tessuto connettivo di una vera vita associativa.

Papa Francesco, Christus Vivit, n.129
A volte ho visto alberi giovani, belli, che alzavano i loro rami verso il cielo tendendo sempre più in alto, e sembravano un canto di speranza. Successivamente, dopo una tempesta, li ho trovati caduti, senza vita. Poiché avevano poche radici, avevano disteso i loro rami senza mettere radici profonde nel terreno, e così hanno ceduto agli assalti della natura. Per questo mi fa male vedere che alcuni propongono ai giovani di costruire un futuro senza radici, come se il mondo iniziasse adesso. Perché «è impossibile che uno cresca se non ha radici forti che aiutino a stare bene in piedi e attaccato alla terra. È facile “volare via” quando non si ha dove attaccarsi, dove fissarsi».




I remi sono gli strumenti che danno la spinta necessaria per far si che la barca non resti ferma isolandosi, ma continui a navigare. Il responsabile deve possedere la giusta forza d’animo per muoversi con essi verso la meta, superando anche la fatica di remare controvento.

Progetto formativo di AC «Perché sia formato cristo in voi», cap.6
Oggi appare sempre più importante che giovani e adulti, come frutto del loro cammino associativo, compiano scelte di servizio anche in ambito sociale, civile e politico. Dio ci vuole responsabili della città degli uomini.

Papa Francesco, Christus Vivit, n.129
Voglio incoraggiarti ad assumere questo impegno, perché so che «il tuo cuore, cuore giovane, vuole costruire un mondo migliore. Seguo le notizie del mondo e vedo che tanti giovani in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna. I giovani nelle strade. Sono giovani che vogliono essere protagonisti del cambiamento. Per favore, non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il futuro! Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A voi chiedo anche di essere protagonisti di questo cambiamento. Continuate a superare l’apatia, offrendo una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche, che si stanno presentando in varie parti del mondo. Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore. Cari giovani, per favore, non guardate la vita “dal balcone”, ponetevi dentro di essa.




La vela è una superficie di tela intesa a generare spinta quando su di essa agisce il vento. Il responsabile infatti è colui che affida la sua missione al Signore e lascia che lo Spirito Santo possa soffiare e agire nella sua vita guidando ogni suo passo.

Progetto formativo di AC «Perché sia formato cristo in voi», cap.2
Appartenere a Cristo significa lasciarsi abitare dal suo Spirito, che ci fa guardare a Dio come a un padre che ci ha amati per primo. Il protagonista della nostra vita spirituale è lo Spirito Santo: Egli prega in noi, lotta, ama e opera in noi. Illumina l’intelligenza, fa il bene insieme con noi, dà gioia e pace.

Documento preparatorio al sinodo dei giovani: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, cap.2
mettersi in ascolto dello Spirito e in dialogo con la Parola che è via, verità e vita (cfr. Gv 14,6) con tutta la propria intelligenza e affettività, imparare a darle fiducia “incarnandola” nella concretezza del quotidiano.

Papa Francesco, Christus Vivit, n.131
Invoca ogni giorno lo Spirito Santo perché rinnovi costantemente in te l’esperienza del grande annuncio. Perché no? Non perdi nulla ed Egli può cambiare la tua vita, può illuminarla e darle una rotta migliore.

Papa Francesco, Gaudete et Exsultate, n.23
Chiedi sempre allo Spirito che cosa Gesù si attende da te in ogni momento della tua esistenza e in ogni scelta che devi fare, per discernere il posto che ciò occupa nella tua missione. E permettigli di plasmare in te quel mistero personale che possa riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi.



Sentirsi in mare aperto significa non essere a bordo della barca. É l'immagine del responsabile in difficoltà, che non smette di nuotare e di affrontare le complessità del servizio. Bisogna ricordarsi del salvagente! Il responsabile non è solo: ha tante persone intorno pronte a soccorrerlo e soprattutto sa chiedere aiuto al ‘’Salvagente’’, quello con la S maiuscola.

Progetto formativo di AC «Perché sia formato cristo in voi», Introduzione
Il carisma dell’AC è comunitario: non si vive isolatamente, ma insieme [...] richiede attenzioni e cura perché conservi la carica umana e spirituale di incontro tra le persone, in una familiarità che tende alla comunione e in un coinvolgimento che tende alla corresponsabilità.

Papa Francesco, Christus Vivit, n.120
Noi «siamo salvati da Gesù: perché ci ama e non può farne a meno. Possiamo fargli qualunque cosa, ma Lui ci ama, e ci salva. Perché solo quello che si ama può essere salvato. Solo quello che si abbraccia può essere trasformato. L’amore del Signore è più grande di tutte le nostre contraddizioni, di tutte le nostre fragilità e di tutte le nostre meschinità. Ma è precisamente attraverso le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità che Lui vuole scrivere questa storia d’amore. Ha abbracciato il figlio prodigo, ha abbracciato Pietro dopo i suoi rinnegamenti e ci abbraccia sempre, sempre, sempre dopo le nostre cadute aiutandoci ad alzarci e a rimetterci in piedi. Perché la vera caduta – attenzione a questo – la vera caduta, quella che può rovinarci la vita, è rimanere a terra e non lasciarsi aiutare».

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