Illuminate dall’icona biblica dell’anno, le coordinate a cui il cammino ACR fa riferimento sono: la domanda di vita, punto di partenza del nostro itinerario educativo, che rappresenta i sogni, i progetti, le attese che il ragazzo porta nel cuore; la categoria, cioè una tematica fondamentale che percorre trasversalmente i quattro volumi dei catechismi dell’Iniziazione Cristiana (cIC); l’ambientazione. Tutto ciò permette ai bambini e ragazzi di maturare degli atteggiamenti per conformare la propria vita a quella di Cristo.

L’itinerario formativo di quest’anno si propone di condurre bambini e ragazzi a incontrare il mistero di Gesù Cristo assumendo come prospettiva sintetica la categoria della sequela. La conversione al Vangelo della vita contempla una nuova visione dell’uomo e della storia, con scelte concrete alla luce dell’evento Gesù Cristo. Papa Francesco ci invita a una sequela caratterizzata da itineranza, prontezza e decisione, per essere cristiani sempre in cammino, disponibili a rispondere: “sì, eccomi” sull’esempio di Maria e consapevoli di vivere una scelta libera e liberante.

 

Seguire Gesù per i bambini e ragazzi vuol dire fare scelte concrete tutti i giorni. Per essere discepoli non bisogna aspettare di diventare grandi in età o in esperienza, non è necessaria una qualifica o un corso di formazione, non si devono accumulare medaglie o attestati, ma ogni bambino e ragazzo è già pronto così com’è. Nel gruppo ACR può fare esperienza concreta di come il suo percorso da discepolo-missionario è “qui e ora” ed è già cominciato. Giorno dopo giorno assume la consapevolezza dei tanti gesti che può compiere sull’esempio di Gesù, cominciando a servire.

 

Seguire il Signore, allora, vuol dire essere educatori che per primi e in prima persona sono disposti a convertirsi ogni giorno, a mettere in discussione ogni certezza e ogni abitudine per accettare e vivere in prima persona le verità scomode annunciate nel Vangelo. Non possiamo chiedere a un bambino o a un ragazzo di compiere una scelta che non siamo in grado di accogliere e testimoniare in prima persona. Per gli educatori seguire il Signore vuol dire essere sempre disposti a servire, non a fare qualcosa (feste, riunioni, cartelloni, …), ma servire Qualcuno.

Nell’anno caratterizzato dalla categoria della sequela vogliamo accompagnare i bambini e i ragazzi a rispondere alla loro domanda di realizzazione/progetto, una domanda che li aiuti a interrogarsi sul senso del loro presente, sugli orizzonti che possono aprirsi nella loro vita. L’incontro con la Parola e il Vangelo di Marco, le suggestioni dell’icona biblica, sollecitano una domanda fra tante, una domanda che chiama in causa il servizio e il rapporto di ciascuno con la vita e con il mondo: servire è il verbo che coniuga questa tensione.

 

«Servo anch’io?» è la domanda che i bambini si pongono quando iniziano a sperimentare le proprie capacità. Quando sono ancora piccoli si accorgono che la loro presenza genera gioia: anche una persona che non conoscono ricambia il loro sorriso! I bambini, anche quando sono molto piccoli, riconoscono subito quando qualche pensiero occupa la mente di un adulto: “Perché non sorridi?”, sembrano chiedere; e la prima reazione è quella di fare qualche marachella per attirare l’attenzione su di sé.

 

«Servo anch’io?» è il desiderio dei ragazzi di sentirsi protagonisti di ciò che li circonda, è il mettersi in gioco e scoprire di avere delle capacità, delle attitudini che possono mettere al servizio.

 

«Servo anch’io?» è la consapevolezza di poter dire: “Sono capace di aiutarti!”, “Esisto anche io, perché ti sei accorto di poter contare su di me!”.

 

«Servo anch’io?» è anche un interrogativo rivolto a sé stessi quando, nelle relazioni con gli altri, riconoscono di agire con gratuità. Sì, mi metto al tuo servizio, imparo a volerti bene così come sei, perché mi sento accolto così come sono.

 

«Servo anch’io?» è una domanda di vita che ha un legame profondo anche con l’icona biblica dell’anno. Ciascun bambino e ragazzo si interroga sulla sua capacità di essere servo («sono servo anch’io?»), a servizio degli altri in un cammino che lo porta sempre più a riscoprire la sua vocazione di discepolo-missionario, seguendo l’invito di Gesù a servire: chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti (Mc 10, 43b-44)

In un’epoca in cui siamo costantemente bombardati da notizie di tutti i tipi, attraverso soprattutto i numerosi canali di cui disponiamo grazie alle interconnessioni mondiali, diventa fondamentale distinguere la verità dalla menzogna (le cosiddette fake news), il fatto da come viene raccontato; in tutto questo diventa prezioso mettersi a servizio della verità e ricercare quelle notizie belle e significative che aiutano l’umanità a crescere.

 

Nell’anno in cui il cammino dell’ACR vuole aiutare i bambini e i ragazzi a farsi ultimi, a farsi servitori per testimoniare al mondo una vita in pienezza nel Vangelo, per fare da sfondo e cornice a questo percorso, vogliamo entrare nella redazione di un giornale. Accedere al laboratorio in cui ciò che accade viene impresso sulla carta o sul web per essere messo a disposizione di tutti significa entrare in contatto con un’esperienza di ricerca, di approfondimento, di discernimento che partendo dalla vita conduca alla storia e al suo racconto.

 

La funzione della redazione, intesa come un’unità organizzativa e di lavoro, è quella di raccogliere le informazioni, valutarle e selezionarle, in un processo complesso che porterà a scegliere quali privilegiare, quali approfondire, a quali dare maggior rilievo, e quali invece trascurare o mettere meno in evidenza. È per certi versi la sintesi del cammino di chi si mette alla sequela del signore Gesù: leggere i fatti della propria vita, scavare a fondo, approfondire per riconoscere la presenza di Dio e sulla base di questa scoperta raccontare, testimoniare, narrare al mondo la buona notizia di cui siamo destinatari.

 

La redazione del giornale ha un suo ritmo quotidiano che proveremo a scandire insieme ai ragazzi nelle quattro fasi del cammino annuale.

L’atteggiamento è un modo di essere nei confronti di qualcuno o di qualcosa, è una disposizione favorevole o sfavorevole che si esprime con parole e gesti. In quanto modo di essere e in quanto disposizione, l’atteggiamento si radica nella profondità della persona, suscita e dà attuazione a determinate capacità. Va da sé che nell’azione educativa si consideri importante non tanto la quantità delle cose imparate dal ragazzo, quanto piuttosto il grado di maturazione degli atteggiamenti evangelici. Abbiamo così la sequenza: esperienza, incontro con la Parola, atteggiamento ovvero conversione al Vangelo della vita. Ogni anno gli obiettivi formativi vengono declinati e tradotti in quattro atteggiamenti che offrono una strada percorribile dai ragazzi, collegandosi alla categoria catechistica dell’anno. Gli atteggiamenti da maturare in quest’anno sono:

 

Partecipazione I bambini e i ragazzi vogliono sempre essere partecipi di quello che accade: difficilmente accettano di essere messi da parte. La loro voglia di esserci si traduce spesso in tante domande, che necessitano di essere lette con uno sguardo profondo, perché sono espressione del desiderio di esserci, di essere degni di risposta e riconosciuti importanti. Occorre aiutare bambini e ragazzi a vivere una partecipazione che è a loro misura, non ciò che gli adulti vorrebbero che facessero o si aspettano da loro, ma una presenza unica e originale capace di rispettare le unicità individuali e le tipicità dell’età.

 

Accoglienza Indica lo stile di chi non ha pregiudizi e si lascia interrogare dalla realtà, senza fuggire. Saper accogliere significa anche avere il cuore pronto all’ascolto della Parola e delle testimonianze degli uomini. Accogliere la verità significa fare spazio a Gesù, che è “Via, Verità e Vita”, e seguirlo con consapevolezza e gioia.

 

Disponibilità Rappresenta lo stile di chi lascia plasmare la propria vita dallo Spirito Santo. È l’atteggiamento di chi mette a servizio degli altri la propria esperienza, le proprie capacità, ciò che ha scoperto e appreso; è il modo dei bambini e dei ragazzi che vogliono spendersi in nome del bene di un gruppo, di una comunità. La disponibilità è anche quella di chi non sa ancora fare qualcosa o non ha ancora fatto esperienza, ma non per questo si tira indietro, non per questo rinunzia, anzi è pronto a mettersi in gioco per imparare, essere utile, servire.

 

Condivisione È la modalità di chi offre ciò che ha, in termini materiali e non solo. È l’atteggiamento di chi non si stanca di crescere insieme all’altro nell’esperienza e nelle emozioni. È lo stile di chi ha ricevuto e vuole ricambiare donando e donandosi, senza riserve, perché ha sperimentato che la condivisione amplifica la gioia.

f.png
i.png
y.png

© 2020 gianmariacaiolagrafico.it