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29 novembre 2020

Lettera degli assistenti ai soci di AC

Carissime/i,
vi ricordo, in breve, il progetto teologico e pedagogico che presiede alle letture
dei tre cicli A, B e C, per il tempo di Avvento. I testi si caratterizzano per un piano di lettura che si snoda parallelo e omogeneo per ogni ciclo, invitandoci a considerare le tre venute del Signore: quella storica, di cui si fa la commemorazione e quella ultima (la terza) di cui la Chiesa ci invita ad accendere il desiderio. Per l’azione dello Spirito che presiede sia alla memoria che al desiderio, siamo spinti alla conversione della mentalità (metánoia) che realizza la venuta intermedia.

Per i Vangeli, nella prima domenica c’è sempre una pericope tratta dal Discorso apocalittico, nel quale si annuncia il ritorno del Signore, per ricordare che in Cristo, inizio e fine, la prima e l’ultima venuta si illuminano a vicenda, si richiamano e si completano, compiendo il disegno eterno di Dio. Nella seconda e terza domenica si leggono brani concernenti la figura di Giovanni Battista, il battezzatore e il testimone del Messia, per prepararci a questo incontro certo e gioioso con il Gesù Veniente, ripercorrendo il senso e i modi della testimonianza di chi è stato predisposto a preparare la via. Nella quarta domenica si leggono brani che raccontano gli eventi che precedono la nascita di Gesù per insegnarci qualcosa di quella tenera attesa che ha segnato l’avvento storico del Figlio di Dio. In questa luce di attesa messianica le prime letture ripropongono i brani profetici di Isaia o le profezie messianiche di Natan (2Samuele 7), per mostrare il progetto divino preannunciato e poi sovra-realizzato nella vicenda di Gesù di Nazaret. Le seconde letture sono in genere testi paolini con alcuni brani tratti dalla 2Pietro e da Giacomo, proposti con l’intento evidente di richiamare l’attenzione sulla venuta intermedia del Signore, che ci invita a farci incontro a Lui, cambiando il nostro modo di pensare e la nostra condotta, invitandoci così ad attendere con fede e perseveranza la sua venuta.

Parlare di Avvento come preparazione al Natale è infantilismo di fede, perché è la Pasqua a dominare e dirigere il cammino liturgico, teologico ed esistenziale. Impariamo ad abitare il tempo, perché troppo spesso ci abituiamo alle tragedie, al clamore mediatico, alle morti per covid-19, ai più poveri che soffrono, mentre tanta gente sta già pensando al cenone natalizia. Non sia così per noi cristiani. Ci fa riflettere questa poesia di Giovanni Papini del 25-12-1955, con la quale desidero augurarvi un cambiamento di modi di pensare e di vivere la Fede. Buon cammino verso il compimento della storia e della nostra vita: impariamo che siamo fragili e limitati nel tempo e nello spazio.

<<Anche se Cristo nascesse mille e diecimila volte a Betlemme, a nulla ti gioverà se non nasce almeno una volta nel tuo cuore. Ma come potrà accadere questa nascita interiore. Eppure, questo miracolo nuovo non è impossibile purché sia desiderato e aspettato. Il giorno nel quale non sentirai più una punta di amarezza e di gelosia dinanzi alla gioia dell’amico o del nemico, rallegrati: perché è il segno che quella nascita è prossima. Il giorno nel quale non sentirai una segreta onda di piacere dinanzi alla sventura o alla caduta altrui, consolati perché la nascita di Cristo è vicina. Il giorno nel quale sentirai il bisogno di portare mi po’ di letizia a chi è triste, o sentirai il bisogno di tendere la mano a chi ha bisogno di te e l’impulso di alleggerire il dolore o la miseria anche di una sola creatura, sii lieto perché l’arrivo di Dio è imminente. E se un giorno sarai percosso e perseguitato dalla sventura e perderai salute e forza, figli e amici e dovrai sopportare l’ottusità, la malignità e la gelosia dei vicini e dei lontani; ma nonostante tutto non ti abbandonerai a lamenti né a bestemmie, ma la povertà la sentirai benedetta e accetterai con animo sereno tutto, esulta e trionfa perché il portento che pareva impossibile è avvenuto. Il Salvatore è già nato nel tuo cuore. Non sei più solo, non sarai più solo. Il buio della notte fiammeggerà come se mille stelle chiomate giungessero da ogni punto del cielo a festeggiare l’incontro della tua breve giornata umana con la divina eternità.>>


In Xsto P. Ernesto
e collegio assistenti di AC,
Don Biagio, Don Domenico e Don Luigi