Commento al Vangelo di domenica 07 marzo 2021

III Dom di Quaresima anno B - Il Padre ci ha dato il suo Figlio - 7 marzo 2021

Prima lettura: dal Libro dell’Esodo, cap. 20 vv. 1-17
Io sono il Signore tuo Dio

Con il Salmo18 diciamo:
Signore, tu hai parole di vita eterna

Seconda lettura: dalla Prima Lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, cap. 1 vv. 22-25
Paolo predica Cristo crocifisso

Dal Vangelo secondo Giovanni, cap. 2 vv. 13-15
In Cristo incontriamo il Padre

La famosa pagina del Libro dell’Esodo presenta le “Dieci Parole” (Dt 4,3), che noi conosciamo comunemente come i “Dieci Comandamenti”: esse sono dieci vie che descrivono la proposta che il Signore offre al Sinai al suo popolo. È il momento del patto, dell’alleanza che Dio offre. La pagina parallela è n Dt 5,6-21. Il decalogo è la parola rivelativa che Dio offre al popolo che cammina nel deserto verso la terra promessa. Esso è legge sacra, dettata dall’amore con cui Dio ha scelto ed eletto Israele (cf. Dt 7,7: «Il Signore si è legato a te e ti ha scelto»). Dio chiama Israele alla libertà dagli idoli, per servire Dio, scrollarsi di dosso ogni servilismo, vivere nella libertà di fratelli e sorelle, vincendo ogni cupidigia. La parola fondamentale è proprio all’inizio: «Io Sono, il Signore Dio per te, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù» (Es 20,2). Dio si presenta come l’artefice della liberazione di Israele, elenca diritti e doveri (20,3-5a) e poi seguono benedizioni e maledizioni (20,5b-6). La formula con cui Dio si presenta è fondamentale, perché ricorda la liberazione dall’Egitto e su questa liberazione avvenuta nella storia si radica il Decalogo e la storia confluisce in un ordine di vita radicato nella fede. Di fronte (e anche contro) a Dio non possono esserci altre divinità, né si possono costruire sue immagini, come facevano in Egitto. Dio è geloso e ama Israele con amore appassionato (cf. Os 2,16). Non si può usare in modo falso il suo nome, che equivale alla sua persona. La bestemmia, poi, è la trasgressione peggiore di questo comandamento. Il Sabato va rispettato perché è il tempo riservato a Dio, lasciando perdere ogni altra cosa e mettendo al centro la relazione con il Signore. “Onorare il padre e la madre” (20,12) è ricordarsi di quanto essi hanno fatto per i figli e implica il dovere di mantenere e sostenere economicamente, e non solo, i propri genitori. Rispettando loro s’insegna ai propri figli a fare altrettanto e così la comunità cresce e trasmette la fede attraverso le famiglie. Non uccidere vuol dire non commettere un assassinio illegale, un omicidio e anche ogni forma di violenza contro la vita umana: bisogna, invece, amare il prossimo come se stessi (cf. Lv 19,18). Non commettere adulterio comporta salvaguardare l’istituzione del matrimonio, ovviamente da parte del maschio. L’uomo poteva frequentare le meretrici o donne nubili senza commettere adulterio. La donna, invece, se avesse avuto altri rapporti extraconiugali, avrebbe commesso sempre adulterio. Non rubare in origine indicava il sequestro di persone, poi in seguito è stato esteso anche al furto delle cose. Il comandamento vuole difendere il diritto di ciascuno alla propria dignità e libertà. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo intendeva colpire la prassi di farsi falsi testimoni nei processi, compromettendo la vita degli altri. Il nono e decimo comandamento (Non desiderare la casa del tuo prossimo, la moglie, ecc.) hanno come obiettivo di conservare il cuore libero, perché il non desiderare può essere un atteggiamento interiore attivo che nutre gelosia, invidia, cupidigia e porta a fare macchinazioni contro le cose e le donne: tutto ciò che riguarda l’altro, sia i beni che la moglie (considerata come proprietà) non sono da desiderare. Questa lettura introduce il testo giovanneo, molte volte già commentato, con il quale con la cosiddetta “purificazione del tempio”, dopo l’episodio di Cana di Galilea, Gesù condanna che la “casa di suo Padre” sia stata trasformata in una casa di commercio. Ora il “luogo” dove adorare il Padre è proprio il Figlio, Cristo Gesù: è lui l’unico tempio, cioè la presenza di Dio e Dio stesso.

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