Commento al Vangelo di domenica 1 novembre 2020

Tutti i Santi - Chiamati a essere santi come Dio è santo - 1 novembre 2020
FATE ATTENZIONE, VEGLIATE!

Prima lettura: Dal Libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo, cap. 7 vv. 2-4.9-14
Una moltitudine immensa prega Dio

Con il Salmo 23 diciamo:
Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore

Seconda lettura: dalla Prima Lettera di san Giovanni apostolo cap. 3 vv. 1-3
Siamo figli di Dio

Dal Vangelo secondo Matteo, cap. 5 vv. 1-12a

Rallegratevi ed esultate

Quest’anno la prima domenica di novembre coincide con il giorno di tutti i santi, che precede la commemorazione dei defunti e che hanno in comune il testo fondamentale delle beatitudini, chiave di lettura del Vangelo secondo Matteo. Con esse inizia il famoso discorso della montagna (cfr. Mt 5-7) e Gesù, salito sulla collina, si rivolge alle folle accorse da tutti i punti cardinali, per accentuare l’universalità di questo discorso. Cristo si fa interprete della Legge e s’inserisce nel solco della tradizione, rivelando l’originalità con cui offre il suo insegnamento, la sua didaché. È importante la prima parola delle beatitudini, ripetuta tante volte: “Beati”, che le introduce otto volte. Questo termine in greco è detto makários, per cui si parla di macarismo, cioè il discorso sulle beatitudini, che ricorre altrove nel Nuovo Testamento, come nell’Apocalisse di San Giovanni apostolo.
Cosa vuol dire questa parola così importante? Si comprende che siamo davanti a una “felicità” che però è paradossale, cioè fuori dalla logica umana, perché come possono essere considerati felici i poveri oppure i perseguitati? È qui la novità: Gesù inaugura un nuovo modo di vivere la vita e di considerarla, perché Dio offre delle vie di senso. Appunto si parla di senso, per-ché l’espressione “beato” in ebraico (’ashrè) dal verbo corrispondente vuol dire “andare, avanzare, procedere, attraversare”. Gesù chiede a noi suoi discepoli di attraversare la vita, non di far finta di niente: occorre entrare in tutte le pieghe della nostra esistenza con quella relazione meravigliosa che è la fede. Ovviamente non è uno sforzo umano, ma un dono dall’alto: il Si-gnore ci raggiunge perché grazie a lui possiamo diventare poveri, afflitti, miti, quelli che hanno fame e sete, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, addirittura perseguitati per causa del rapporto con Gesù. C’è un dono e un’accoglienza da parte nostra, una chiamata di Dio e una risposta. In questo modo lo Spirito opera un rovesciamento della logica del dominio e poco alla volta prepara e attualizza un modo evangelico e pienamente umano di vivere. I poveri in spirito sono quelli che desiderano trovare e attualizzare la volontà di Dio; gli afflitti sono coloro che vivono una relazione intima con il Signore e con i fratelli e le sorelle; i miti, coscienti dei propri limiti e dominando le proprie emozioni, nutrono amore verso gli altri e guardano alla meta; quelli che hanno fame e sete della giustizia desiderano fortemente vivere secondo la volontà di Dio; i misericor-diosi ricevono il perdono di Dio e lo riversano sugli altri; i puri di cuore sono coloro che lasciano che lo Spirito purifichi i sensi interni ed esterni; quelli che fanno la pace, cioè la realizzano, vivono nella concordia e nel rispetto degli altri, sapendo che la pace è il valore più grande per la Bibbia; infine, i perseguitati (l’unico passivo) sono tutti coloro che per amore del vangelo preferiscono subire e non fare il male, per amore di Cristo offrono se stessi per gli altri. È un programma di vita intenso, pro-fondo e meraviglioso, che porta a realizzare davvero la nostra umanizzazione.

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