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Commento al Vangelo di Domenica 18 luglio 2021

Mc 6, 30-34
«Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’».
La pagina evangelica di questa XVI Domenica del Tempo ordinario, ci offre la possibilità di contemplare tutta la compassione e la tenerezza di un Gesù che accoglie a braccia aperte i Dodici di ritorno dalla missione affidata loro, interrompendo, così, tutte le sue attività per dare priorità assoluta al loro bisogno di riposare.
Gesù invita i suoi discepoli a staccarsi dalla folla per equilibrare azione e contemplazione, per passare dal contatto con la gente al dialogo segreto e rigenerante con se stessi e con Dio.
Forse molti staranno trascorrendo un periodo di riposo o di vacanze lontano dalla propria routine quotidiana, alla ricerca di un po’ di ristoro e di un respiro rigenerante, insieme alla voglia di lasciarsi alle spalle i lunghi mesi di pandemia, di paure e di restrizioni.
Ma le parole di Gesù fanno riferimento ad un altro riposo, il suo è un invito alla preghiera, allo stare con lui, a raccontare e a raccontarsi. Solo così la vacanza diventa benefica. Se si punta solo all'evasione, a fare cose diverse dal solito, anche se molto belle, il rischio di tornare a casa più stanchi di prima è dietro l’angolo. Ricordiamoci che la fede non va in vacanza, per cui è sempre importante fermarsi per riprendere in mano la propria vita interiore e farne un bilancio. “Affrettati lentamente”, “festina lente”, dicevano i latini. Oggi abbiamo praticamente cancellato dal nostro vocabolario l’avverbio, lentamente, e si ubbidisce solo al verbo: affrettarsi, sbrigarsi, correre… Si dice: “Chi si ferma è perduto”, ma perduto è anche chi non si ferma mai. È perduto dietro parole, immagini, informazioni, emozioni che ruotano vorticosamente e si consumano rapidamente, senza che si abbia la possibilità di interiorizzarle.
In realtà, ogni nostra giornata dovrebbe avere un “disparte”, perché, come diceva don Bosco,
“É la preghiera la causa di tutte le felicità, anche temporali”. Dunque, è proprio a noi, affamati, stanchi, stressati, che oggi Gesù rivolge l'invito: “Venite in disparte e riposatevi un po'” (cfr Mc 6, 31). Ci chiede quel "disparte" per ritrovare chi siamo veramente, quel riposo che ci fa tornare a respirare lì dove forse abbiamo trascorso troppo tempo in apnea.
Chiediamoci: cosa ci impedisce tante volte di fermarci a pregare? È solo accanto a Gesù che si recuperano le forze, che ci si rinfranca per ripartire rigenerati e mettersi ancora una volta in cammino.
Il Vangelo di oggi si conclude con Gesù che, sceso dalla barca, vedendo il profondo bisogno di senso della grande folla che lo seguiva, “ne ebbe compassione perché erano come pecore senza pastore e si mise a insegnare loro molte cose” (cfr Mc 6, 34). Le pecore senza pastore si disperdono, belano compulsivamente, sono esposte a tutti i pericoli, e, presto o tardi, qualcuno potrebbe avere la meglio su di loro. Ecco dove nasce la compassione di Gesù, la sua non è una virtù tra le altre, è la sua essenza, è il sentimento del Pastore che dà la vita per le pecore, che non si risparmia, affinché tutte siano salve. E il suo insegnare, non è una lezione accademica, ma è proprio un “segnare dentro”, un riempire con il sigillo del suo amore, quel vuoto esistenziale che spesso caratterizza le nostre vite, quando ci allontaniamo da lui.