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Commento al Vangelo di domenica 2 maggio 2021

5a DOMENICA DI PASQUA – ANNO B

1a lettura: At 9,26-31
Salmo: Sal 21
2a lettura: 1Gv 3,18-24

Vangelo: Gv 15,1-8

COMMENTO
Il Vangelo di questa domenica, con l’immagine della vite e i tralci, vuole farci riflettere non solo sul rapporto che intercorre tra Gesù e i discepoli (v.1) ma quanto è importante, per Gesù, il rapporto con i suoi discepoli (v.2). Del resto, la vocazione del discepolo di Cristo non si esaurisce nella missione che gli viene affidata (cf Mc 1,17) – se così fosse sarebbe un fallimento per il Maestro e un rischio per il discepolo – questa è solo l’effetto della causa che ha la sua origine nel motivo di ogni chiamata: «perché stessero/rimanessero con lui» (Mc 3,14). Il brano giovanneo sul quale meditiamo in questa 5a Domenica di Pasqua è molto chiaro. In solo otto versetti per sette volte è ripetuto il verbo “rimanere” (in greco ménein). La sua ripetizione non è casuale ma intenzionale. Il termine “rimanere” indica un esserci persistente e perseverante non effimero e provvisorio. Significa dimorare a lungo, sempre e, quindi, fare di quella vite, che è Cristo, la propria casa. Papa Francesco ci ricorda che «questo rimanere non è un rimanere passivo, un addormentarsi nel Signore: questo sarebbe forse un “sonno beatifico”, ma non è questo. Questo
rimanere è un rimanere attivo» (Omelia, 13 maggio 2020).

L’esperienza dei discepoli, durante la passione di Gesù e dopo la sua risurrezione, è testimonianza che non avendo più niente “da fare” è inutile “restare (rimanere)”, sottolineando l’incomprensione del perché sono stati scelti. Quei tre anni di vita trascorsi insieme a cosa sono serviti? Ne è valsa la pena lasciarsi umiliare, maltrattare, denigrare dopo aver rinunciato a tutto (cf Mt 19,27), alle barche, reti, garzoni e familiari (cf Mc 1,18.20), per seguirlo? Il tuo cammino di fede ti rende una persona felice? E la tua testimonianza cristiana è contagiosa? Giovanni, il discepolo che Gesù amava (cf Gv 12, 23; 19,26; 20,2; 21,7.20), nella sua prima lettera – seconda lettura della liturgia della Parola di oggi – ci suggerisce che il rimanere lo si può vivere se
«non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1Gv 3,18). L’amore, per sua natura, non concepisce falsità e, di conseguenza, l’amante non può far finta quando ama. Il termine “amore” pur essendo la parola più utilizzata, più fragile e strumentalizzabile, è quella, praticamente, meno usata pur rimanendo la più sacra (cf BENEDETTO XVI, Deus caritas est, 2). Parliamo di amor di patria: ma quanti amano la propria città o il proprio paese? Parliamo di amore per la professione: compiamo il nostro dovere? Esercitiamo il nostro lavoro senza assentarci facendo pervenire un certificato medico falso? Parliamo di amore tra amici: ma li rispettiamo? Cosa sappiamo di loro? E di noi, cosa gli raccontiamo? (cf Sir 6). Parliamo di amore tra genitori e figli, tra fratelli e familiari: siamo capaci di non litigare per un’eredità mal divisa? Siamo capaci di sopportare la vecchiaia dei nostri genitori ricordandoci l’ora delle medicine o di cambiare loro il pannolone? E per i figli? Basta lavorare per garantirgli un futuro diverso dal nostro? Si può credere di amare i propri figli piegandoli ai propri desideri e alle proprie volontà? Parliamo dell'amore per il prossimo e dell'amore per Dio: quanto curiamo le nostre relazioni?

Amare nella verità, rispettando la tradizione giovannea, significa identificarsi a Cristo che è la verità (cf Gv 14,6); vivere nella capacità di curare e proteggere la vita degli altri, oltre che la propria; promuovere e favorire le loro capacità e talenti; essere compassionevoli e pronti alla riconciliazione; abbattere muri e costruire ponti. «Non cediamo alla tentazione di disinteressarci degli altri, [...], non abituiamoci a voltare lo sguardo, ma impegniamoci ogni giorno concretamente per formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri»
(PAPA FRANCESCO, Messaggio per la 54a giornata mondiale della pace, 1 gennaio 2021).