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Commento al Vangelo di Domenica 23 maggio 2021

DOMENICA DI PENTECOSTE – ANNO B – 23 MAGGIO 2021

1a lettura: At 2,1-11
Salmo: Sal 103
2a lettura: Gal 5,16-25
Vangelo: Gv 15,26-27; 16,12-15

COMMENTO
Il terzo evangelista (Luca) utilizza le immagini del vento e del fuoco per raccontarci del giorno di Pentecoste (At 2,1-11). Due immagini cariche di significato la cui simbologia trasmette un incisivo messaggio teofanico e, al tempo stesso, traccia il cammino ecclesiale di ogni credente.
Nella Sacra Scrittura il vento, soltanto quando è legato alla persona di Dio, ha un significato positivo (rappresenta la Sua supremazia, la Sua autorità sopra la creazione, il giudizio su di essa e lo Spirito che alita nuova vita nell’anima umana). L’evangelista Giovanni usa una metafora piena di bellezza e di mistero nel ritrarre lo Spirito come il vento che «soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va (Gv 3,8)», per indicare la sua incontrollabilità e libertà oltre che il suo incondizionato agire. Il messaggio, dunque, è chiaro. La Chiesa, animata dallo Spirito Santo, non può essere oggetto di strumentalizzazione umana, ma deve rispondere all’azione libera e liberante dello Spirito, per comprenderne in pienezza il messaggio salvifico di Gesù e il valore determinante della sua missione.
All’immagine del vento, l’autore di At, affianca quella del fuoco. Essa è metafora della Parola di Dio, che manifesta la sua forza distruttiva (cf Ger 5,14; 23,29) e purificativa (cf Is 43,2; 1Pt 4,12), oltre ad essere capace di creare legami di comunione tra coloro che l’ascoltano e la mettono in pratica.
L’effetto di questa potente manifestazione è la capacità di annunciare il Vangelo senza “se” e senza
“ma”, senza accomodamenti e compromessi, sine glossa.
Nella Colletta di questa Domenica di Pentecoste (Anno B), la Chiesa prega affinché Dio rinnovi «anche oggi nel cuore dei credenti i prodigi che nella sua bontà ha operato agli inizi della predicazione del Vangelo» (Messale romano, Colletta di Pentecoste, 256). Nell’annuncio la Chiesa scopre e conferma la sua identità missionaria e la sua esclusività comunionale, rinnovando così, anche oggi, le meraviglie che Dio ha compiuto sin dall’inizio della predicazione dell’euangélion. Questo sarà possibile nella misura in cui la comunità credente si mette in gioco, per lasciar trasparire l’azione libera dello Spirito che anima ogni strategia o progetto pastorale; la forza travolgente del Suo amore che spinge a non essere indifferenti, a non lamentarsi ogni giorno del prossimo e a non considerare tutto inutile. È senza dubbio la grazia della Parola che compie prodigi ma non senza l’impegno e il coinvolgimento del discepolo (cf At 1,11), che fa della logica di Dio il suo modus vivendi e operandi che si esprime donandosi senza conservandosi.
Lo Spirito Santo di Dio, dono del Risorto, liberi ogni uomo dalle paralisi dell’egoismo e accenda in ciascuno il desiderio di servire e non di essere servito, di costruire unità abbattendo i muri, di uscire da noi stessi, di amarci e aiutarci, per diventare un’unica famiglia.