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Commento al Vangelo di domenica 25 aprile 2021

IV Dom di Pasqua - Nel nome di Cristo siamo salvati - 25 aprile 2021

Prima lettura: dal Libro degli Atti, cap. 4 vv. 8-12
Cristo è la testata d’angolo

Con il Salmo 117 diciamo:
La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo

Seconda lettura: dalla Prima Lettera di San Giovanni apostolo, cap. 3 vv. 1-2
Vedremo Dio così come egli è

Dal Vangelo secondo Giovanni, cap. 10 vv. 11-18
Ascoltare la voce di Cristo

Nel testo degli Atti degli Apostoli, dopo che nelle settimane precedenti abbiamo visto diversi avvenimenti della comunità, ora fa capolino un elemento nuovo: nasce l’ostilità da parte delle autorità locali e tutto sembra presagire alle persecuzioni future. Da dove nasce questo conflitto? Luca vuole narrarcelo, affermando che non è una contesa tra due religioni o di sistemi di forza che vogliono prevalere sull’altra. La comunità cristiana cerca di essere fedele al vangelo, la cui forza è nel servizio per amore. È proprio questo evento a generare l’avversione del potere, che vede minacciato il proprio dominio. I cristiani, fedeli a Cristo unico pastore, operano sotto il primato dello Spirito, mentre la forza violenta del dominio si ribella e passa al contrattacco. È uno scontro ricorrente lungo la storia, ecco perché questo testo sempre si rinnova: il male si oppone all’amore e minaccia persecuzione, arresti e anche martirio. Lo stile di vita della comunità cristiana, inoltre, genera una diversa forma di vita, un modello di socialità in cui l’unico potere è quello dell’amore, del servizio reciproco e della ricerca del bene comune.
I versetti precedenti al nostro testo narrano dell’arresto di Pietro e Giovanni e in prima linea ci sono i membri dell’aristocrazia sacerdotale e del sinedrio. Da una parte i potenti, come sempre, respingono e dall’altra il popolo è favorevole e pronto all’ascolto. Tra gli oppositori si distinguono i sadducei, che, rispetto ai farisei, non credevano nella risurrezione finale e, perciò, sono ancor più fieri oppositori della fede in Cristo risorto. Questo contrasto, però, non affievolisce la crescita della comunità.
Quando arriva il giorno del processo (At 4,5-7) si riuniscono tuti i capi, gli anziani e gli scribi, il sommo sacerdote Anna (= Anania), Caifa, Giovanni e Alessandro e i membri della famiglia dei sommi sacerdoti: è uno schieramento enorme e molto potente davanti ai due discepoli. Cosa chiedono ai due imputati? In base a quale forza/potere e in nome di chi hanno operato? In questo clima risponde Pietro, che espone il cuore del messaggio cristiano, affermando di essere stati chiamati in giudizio perché hanno beneficato un povero infermo. In realtà devono sapere tutti che essi hanno operato nel nome di Gesù Cristo, il Nazoraio, che da loro è stato crocifisso, ma che Dio ha risuscitato: ecco chi ha beneficato il paralitico. Pietro aggiunge pure che proprio Gesù è la pietra disprezzata, diventata poi testa d’angolo. Con franchezza e prudenza evangelica l’apostolo si contrappone al potere e dichiara che l’obbedienza è a Dio e non agli uomini. La difesa dei due apostoli non vuole la contrapposizione tra i puri e i malvagi, ma dichiarano che desiderano vivere in semplicità di vita i comandi dati dal Signore, per il quale sono disposti anche a morire. L’ultima frase di Pietro, il v. 12 (è preferibile includerlo nella proclamazione), dichiara: «In nessun altro c’è salvezza; non c’è, infatti, sotto il cielo altro nome, dato agli uomini, per il quale sia necessario che noi siamo salvati» (At 4,12). Come vengono poi liberati? Grazie al favore del popolo e perché non c’erano appigli per la sentenza: Dio provvede suscitando intorno a loro il favore dei piccoli e dei lontani.