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Commento al Vangelo di Domenica 30 maggio 2021

DOMENICA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ – ANNO B – 30 MAGGIO 2021

1a lettura: Dt 4,32-34.39-40
Salmo: Sal 32
2a lettura: Rm 8,14-17
Vangelo: Mt 28,16-20

COMMENTO
Matteo inizia (Mt 1,23) e conclude (Mt 28,20b) il suo Vangelo indicando Gesù come colui che compie la promessa profetica (Is 7,14): egli è l’Emmanuele, il Dio con noi. La sua presenza continua nella storia dell’umanità grazie alla sua risurrezione e alla comunità credente, alla quale è stato affidato l’ordine (in greco táxō) di «fare discepoli tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quello che vi ho comandato» (Mt 28, 19-20a). Gesù, dunque, condivide con gli «Undici», e oggi con noi, questo potere (in greco exousia) del Padre, di proporre il suo Vangelo a tutti gli uomini e a tutte le donne. Questo mandato può essere adempiuto con un metodo articolato in due momenti: battezzando e insegnando.
Il battesimo a cui fa riferimento Gesù non indica un atto liturgico da compiere ma un’esperienza esistenziale da condividere e far vivere, così da «immergere» (in greco baptízō) i credenti in un evento salvifico che rende possibile una nuova vita di relazione con Dio. Infatti, la formula battesimale «battezzare nel nome di qualcuno», oltre ad essere la più antica delle formule usate, vuol dire entrare in relazione con lui. E perché la relazione sia fruttuosa ha bisogno della frequentazione. Il discepolo è chiamato a stare (cf Mc 3,14) con Gesù e condividere l’esperienza vissuta, così da suscitare la curiosità in quanti lo circondano; raccontare quello che ha visto e vissuto dopo aver risposto al venite e vedrete (cf Gv 1,39). Questo è il battesimo che siamo chiamati a vivere: «la fede fa parte di quelle splendide esperienze umane in cui devi esserci. Nessuna delega. Come innamorarsi o partecipare ad un concerto del tuo cantante preferito. O ci sei o non capisci» (P. Curtaz). Papa Francesco, nell’Evangelii gaudium, ha ricordato che «tutti siamo chiamati ad offrire agli altri la testimonianza esplicita dell’amore salvifico del Signore, che al di là delle nostre imperfezioni ci offre la sua vicinanza, la sua Parola, la sua forza, e dà senso alla nostra vita. Il tuo cuore sa che la vita non è la stessa senza di Lui, dunque quello che hai scoperto, quello che ti aiuta a vivere e che ti dà speranza, quello è ciò che devi comunicare agli altri. La nostra imperfezione non dev’essere una scusa; al contrario, la missione è uno stimolo costante per non adagiarsi nella mediocrità e per continuare a crescere» (EG 121).
Il neofita (o il discepolo dell’ultima ora) necessita di essere istruito su tutto quello che Gesù ha insegnato e comandato di vivere. Questo è un mandato strettamente unito a quello di Gesù. Infatti, nel primo Vangelo (Mt) l’evangelista designa l’insegnamento come un compito esclusivo di Gesù. Tale aspetto viene confermato anche dall’uso del sostantivo «maestro» (in greco didaskalos), riferito unicamente a lui. Matteo inoltre è particolarmente interessato alla sua attività didattica riportando i cinque grandi discorsi (Mt 5,1–7,29; 9,36–11,1; 13,1-53; 23,1–25,46), che strutturano il suo Vangelo. La missione rende Gesù e i discepoli uniti dalla stessa preoccupazione-responsabilità: fare altri discepoli. C’è un aspetto, però, che il discepolo non deve dimenticare: sebbene abbia ricevuto il compito di insegnare rimarrà pur sempre discepolo in quanto nella Chiesa soltanto Gesù ha il ruolo di maestro (cf Mt 23,8.10). Guai se un maestro perde la sua identità di discepolo (cf Mc 8,33), rischia di essere scandalon, pietra d’inciampo nel cammino di fede del singolo o di una comunità e la relazione con l’uno e con l’atra si deteriora, perché sostituisce all’umiltà la presunzione, all’obbedienza il menefreghismo, alla comunione l’anarchia, alla paternità il paternalismo.
In questa Pasqua della settimana, solennità della Santissima Trinità, chiediamo al Signore che nel santificare i doni del nostro servizio sacerdotale faccia di noi un’offerta perenne a Lui gradita (cf Messale Romano, Preghiera sulle offerte, 300) e, affascinati dalla sua Parola, doniamo agli altri questo prezioso tesoro che portiamo in vasi di creta (cf 2Cor 4,7).