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25 gennaio 2020

1-Essere Azione Cattolica

Ribadiamo la nostra identità di laici a servizio della Chiesa e del territorio

Riconosciamo le difficoltà del fare associazione e dell’essere presenti nel tessuto parrocchiale ed al tempo stesso ci impegniamo a realizzare altre forme di partecipazione, come nelle opere di carità, che vedono spesso protagonisti soci di Azione Cattolica

Riaffermiamo la priorità del gruppo come luogo di formazione per la crescita umana e spirituale dei ragazzi/giovani ed adulti

Ci impegniamo a mettere al Centro la Parola punto di partenza e di arrivo per le attività ordinarie e straordinarie dell’AC

L’Azione Cattolica diocesana è impegnata a vivere, ciascuno a propria misura e in forma comunitaria, l’esperienza di fede, l’annuncio del Vangelo e la chiamata alla santità. I laici, di cui essa è costituita, si educano reciprocamente alla responsabilità, in un cammino personale e comunitario di formazione umana e cristiana; attenti, come singoli e come comunità, alla crescita delle persone che incontrano e che sono loro affidate.

I ragazzi, i giovani e gli adulti dell’associazione vivono la loro vocazione laicale in comunione con i Pastori e mettendosi a servizio nelle realtà parrocchiali. In questo modo si esprime il nostro essere Chiesa, di cui ci sentiamo corresponsabili nella pastorale diocesana.

L’AC sceglie il gruppo come strumento formativo, ancora oggi adatto a far maturare le persone in una vita di fede, attraverso la partecipazione ad un’esperienza comune: le relazioni tra i componenti, un rapporto sufficientemente stabile, alcune riflessioni condivise. Nel gruppo ci si forma attraverso l’esperienza narrata e testimoniata di ciascuno; la circolarità di relazioni in cui ciascuno si trova faccia a faccia con ogni altro; l’impegno a realizzare insieme progetti ed iniziative; il coinvolgimento personale che confluisce nell’esperienza comune e in vista di essa.

Rispetto alla vita dei gruppi, si registra una difficoltà nelle fasi di passaggio dall’ACR ai giovanissimi, dai giovanissimi ai giovani e dai giovani agli adulti (oltre all’aspetto di scelta personale è da considerare anche la mancanza, in alcune associazioni parrocchiali, di alcune fasce d’età in particolare giovani ed adulti giovani) L’attenzione alle fasi di passaggio rappresenta una priorità affinché ci sia una completa esperienza di cammino associativo.

Negli anni l’AC diocesana ha incontrato non poche difficoltà a radicarsi nelle parrocchie. Sempre più spesso i parroci, scelgono l’esperienza dell’oratorio per poter coinvolgere i ragazzi. Si auspica a tal proposito che l’ordinario diocesano diffonda e favorisca la conoscenza e l’esperienza dell’A.C. presso i seminari e momenti formativi del clero diocesano.

Siamo consapevoli che l’AC rappresenta una scelta impegnativa, essendo la nostra proposta articolata e qualificante sia dal punto di vista spirituale sia dal punto di vista umano.

Obiettivo dell’AC è stato ed è quello di camminare affianco dei ragazzi, giovani e adulti per consolidare coscienze che sappiano diffondere valori civili, etici e cristiani in tutti gli ambienti che abitano: la famiglia, la scuola, il lavoro, la parrocchia, la vita politica.

In linea con il trend nazionale e regionale, l’AC diocesana ha avuto un calo degli aderenti dovuto anche ad una difficoltà ad assicurare continuità nell’impegno educativo (negli ultimi anni accade che molti giovani vanno fuori città per studiare e/lavorare; e più in generale, in questo triennio trascorso, si è osservato che diminuisce il numero di persone disponibili ad impegnarsi e ad assumere la responsabilità educativa).

Poca attenzione viene ancora data ai movimenti interni, MLAC e MSAC e a quelli esterni, MIEAC, FUCI e MEIC, che potrebbero rappresentare, per l’AC, esempi di impegno concreto molto significativi.

Tuttavia non mancano tra l’AC diocesana soci che si impegnano nel volontariato, nella carità (attraverso esperienze parrocchiali o in altre associazioni), nell’animazione sociale, culturale, ambientale e politica degli ambienti di vita, nel servizio alla liturgia, scuole di impegno civile, promozione di iniziative di cittadinanza attiva.


Siamo convinti che il patrimonio più grande dell’AC siano le persone nelle loro diverse età e condizioni di vita, i ragazzi, i giovani, gli adulti e i sacerdoti assistenti e, per tale ragione, siamo certi che si debbano continuare a proporre percorsi di formazione che pongano la Parola al centro della vita dei soci. La Parola è ciò da cui prendiamo luce per camminare nella storia, scoprirne il bello, saper discernere e scegliere la via del Bene anche quando ciò appare difficoltoso da individuare e praticare.


2-Condividiamo un metodo per essere oggi Associazione

L’AC in maniera profetica ha fatto la scelta dell’essere associazione come forma per educarsi al senso dell’insieme, e sperimentare, così, l’appartenenza alla vita della comunità ecclesiale e civile. Per attuare tale scelta oggi occorre un surplus di impegno. Senza una reale partecipazione dei singoli è difficile, se non impossibile, l’esperienza associativa. Questa affermazione, per quanto ovvia, è da ribadire con chiarezza percependosi, a più livelli, una disaffezione verso il valore stesso di essere associazione, cioè parte di una realtà più grande che condivide il fine apostolico della Chiesa.

L’Impegno dell’AC, per il prossimo triennio, è quello di darsi un Metodo di lavoro che favorisca il rilancio del sentirsi associazione e la collaborazione tra gruppi valorizzando le singole realtà parrocchiali. Occorre sostenersi reciprocamente nel portare avanti la scelta di essere soci di AC e nel mantenere alta la motivazione quando si assumono incarichi di responsabilità. È necessario trovare strade per fronteggiare la propensione alla facile rinuncia a costruire ambienti di incontri reali (gruppi) con l’illusione di poter procedere da soli, forti della compagnia virtuale.

Sappiamo che la conoscenza di sè stessi, l’apertura alla fede, la conoscenza di Gesù Cristo sono esperienze reali che avvengono attraverso il dialogo, il confronto, la trasmissione, la testimonianza. Come associazione vantiamo una tradizione enorme di laici che hanno dimostrato che è possibile costruire armonia tra le diversità, che attraverso una sana vita di gruppo il singolo migliora, si edifica e che già costruire insieme agli altri con armonia è testimonianza della presenza del Risorto che rinnova tutte le cose. C’è bisogno di imparare nuovamente a stare con gli altri e di educarsi al senso di comunità, a e con le parrocchie, soprattutto in un tempo che rischia di perdere questo riferimento fondamentale per una civile convivenza.

Ci impegniamo pertanto a costruire un metodo per rafforzare la partecipazione puntando su:

1) il lancio e la crescita delle parrocchie dove l’associazione inizia oppure ricomincia

2)la valorizzazione delle parrocchie con maggiore esperienza che possono essere di supporto e di accompagnamento per altre.

Fondamentale a tal proposito la figura dei consiglieri diocesani e dei presidenti parrocchiali ai quali affidare il compito di “motivatori associativi”. A loro in particolare è chiesto di sviluppare competenze di coordinamento, di sostegno e valorizzazione dei singoli, di capacità di gestione del conflitto come occasione di sviluppo di forze originali e creative di cui ciascuno dispone ed alle quali attingere per costruire punti di accordo. Alla logica della rinuncia “o/o” sostituire la logica dell’integrazione “e/e”, che da sempre contraddistingue i laici di Azione Cattolica chiamati ad essere nel mondo e nella Chiesa con lo stesso spirito cristiano. L’impegno associativo rischia di essere considerato come un’alternativa alla vita quotidiana (lavoro, studio, famiglia, affetti, amicizia, sociale, politica, tempo libero) esso, invece, è la strada che insegna a mettere insieme i diversi aspetti della vita concreta della persona.

Consiglieri diocesani e presidenti sono i soggetti chiamati a tessere una rete di relazioni ed iniziative piccole e grandi attraverso le quali i singoli soci possono sperimentare l’essere associazione. Immaginiamo le singole parrocchie come dei cerchi di diverse dimensioni a seconda delle proprie caratteristiche. Auspichiamo che queste circonferenze possano a loro volta disporsi a cerchio così che l’allargamento di una come il rimpicciolimento di un’altra possano essere avvertiti da tutti: benefici che si trasmettono, difficoltà che si condividono, ciascuna associazione parrocchiale corresponsabile di un unico sistema che contribuisce a far vivere, crescere, evolvere nell’ottica del Regno di Dio.

Affinchè il consiglio sia a servizio delle diverse aree e realtà della diocesi, è utile che ciascun membro maturi un rinnovato spirito di responsabilità. Responsabilità come capacità di essere abili nel rispondere alle esigenze che vanno conosciute e condivise, responsabilità come scambio di esperienze, responsabilità come individuazione delle linee di lavoro da costruire con e per le parrocchiali.

In pratica a ciascun consigliere diocesano vanno affidate specifiche realtà parrocchiali da seguire spendendo i propri talenti, sensibilità ed esperienze. In tal modo si mette al centro la dimensione vocazionale e di servizio nella Chiesa attraverso l’associazione. Rilanciare, per i consiglieri, il tema della chiamata e del progetto di vita alla luce della fede in Gesù Cristo, può rappresentare una strada per arginare i frequenti fenomeni di demotivazione e di scarso coinvolgimento che si registrano a diversi livelli nella vita sociale e comunitaria.

Puntare sulla figura del Presidente Parrocchiale chiamato a sentirsi corresponsabile dell’associazione diocesana in quanto tale e quindi capace di uno sguardo più ampio che gli consenta di vedere oltre la propria parrocchia.

Il Forum dei Presidenti Parrocchiali può rappresentare un modo per favorire la comunicazione tra le parrocchie, sostenersi reciprocamente, prevenire il rischio di chiusure (spesso demotivanti per i singoli soci), creare rete per far circolare idee, buone pratiche, azioni formative etc, coordinare i Presidenti Parrocchiali verso i comuni obiettivi e temi annuali dell’AC per attuarli in maniera consona al territorio.

Organizzare specifiche attività di formazione e accompagnamento per i Presidenti in quanto coordinatori di un’associazione parrocchiale chiamata ad incentivare la partecipazione dei singoli soci piuttosto che delegare le attività ai responsabili

In un’ottica di Sinodalità, i Presidenti hanno il compito di promuovere la collaborazione con le altre realtà presenti in parrocchia e sul territorio per valorizzare i singoli carismi e meglio comprendere le specificità del proprio servizio confrontandosi con metodi e strumenti altrui.


3-Ambiti complessi su cui siamo chiamati a spenderci dando il nostro contributo originale

Per essere un’AC a misura di tutti occorre far emergere il buono che è stato svolto precedentemente con la volontà di proseguire il cammino, immergendosi nelle novità che il Signore ci ha posto di fronte con nuove sfide, con atteggiamenti da migliorare, strade da abbandonare e nuovi processi da generare, senza avere la pretesa di fare tutto o di fare le cose meglio degli altri o, peggio ancora, nonostante gli altri.

Per dare concretezza agli esercizi di discernimento che abbiamo compiuto proponiamo alcune possibili attenzioni, rispetto alle quali assumere degli impegni.

La formazione: questione di stile

La qualità della formazione è un tratto caratterizzante dell’Ac. Un’idea di formazione che attinge direttamente dalla ricchezza del nostro Statuto, nella cui “filigrana si leggono l’ecclesiologia di popolo del Concilio, che esortava alla 2 promozione del laicato ed esigeva la formazione della coscienza (Lumen Gentium, Gaudium et Spes); il valore della vocazione laicale, della sua dignità battesimale, della sua partecipazione alla missione della Chiesa […]”(Bozza documento XVII Assemblea )

La formazione “come stile” dell’associazione, e che ha come frutto uno “stile di vita” delle persone, ci impegna a guardare ad intra e ad extra, a dare priorità ai cammini personali e di gruppo e ci chiama a maturare uno sguardo profetico su ciò che oggi interviene nella formazione delle coscienze: l’individualismo, la crisi dei valori e della partecipazione, il consumismo, il relativismo, la disillusione, la paura del futuro, la paura del diverso, la tentazione di semplificare problemi complessi, l’egoismo che porta alla perdita del senso di umanità e fraternità…

L’AC deve formare non “alla buona”, ma mettendo mano al compito formativo con la massima passione, energia e intelligenza. Sia premura dell’associazione, a livello diocesano e parrocchiale, stimolare ed educare ad una “cura condivisa” della formazione non solo dei soci ma della comunità tutta intera, insieme al parroco e a tutti gli operatori della pastorale: i singoli sono educatori, la comunità educa. Si tenga fisso l’orizzonte auspicato in Evangelii Gaudium e di affiancare alle figure educative la comunità intera che educa e sostiene chi educa.

La Città: costruire la città dell’uomo a misura d’uomo

L'AC continui a sostenere gli spunti di sensibilizzazione offerti dal Papa sul tema della cura della casa comune, di cui l’enciclica Laudato si’ ne è “magna carta”.

L’attenzione e la cura verso il territorio ci investe di una responsabilità per il presente e il futuro. C’è una forte urgenza di porre al centro della nostra attenzione la casa comune vista come una sorella, la quale “protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha riposto in lei” (Laudato si n. 2).

L’Azione Cattolica deve impegnarsi per la concretizzazione di una città capace di realizzare il bene comune dei suoi cittadini, di aumentare il benessere sociale, materiale e spirituale e di stringere un maggiore rapporto con il territorio, per meglio rispondere alle esigenze delle periferie umane ed esistenziali.

Tutto ciò sarà realizzabile nella misura in cui si avrà coscienza che la via del dialogo, anche se complessa, difficile e paziente, assicura il raggiungimento del fine, in quanto città dell’uomo.

Intercultura: per tessere legami di fraternità

L’Azione Cattolica deve radicarsi negli ambienti di vita per continuare a costruire alleanze aprendo spazi di confronto e collaborazione con altri soggetti che, come l’AC, hanno a cuore il destino dell’uomo e vogliono accompagnarlo attraverso sentieri di sviluppo, di pace, di solidarietà, di sostenibilità e di rispetto reciproco.

Tessere legami di fraternità significa promuovere l’interscambio tra le culture, il dialogo, il confronto, la reciproca integrazione dei popoli del mondo. È questa la premessa necessaria per realizzare interventi che possano portare realmente alla integrazione. Siamo consapevoli che su tali temi il dibattito politico assume toni spesso poco concilianti e, talvolta, per soli fini propagandistici. Eppure non possiamo far finta di nulla quando in gioco è la vita umana, da considerare sempre e comunque prioritaria rispetto a questioni di interessi economici e di giochi di potere.

Questo tema ci interroga come persone e come cristiani perché “da come affronteremo la questione migratoria dipenderà quello che saremo in futuro. Se sapremo guardare la storia, se sapremo accogliere e indirizzare, oppure se ci lasceremo travolgere e lacerare anche al nostro interno”. (Matteo Truffelli al seminario “Agenda Immigrazione. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”), in quanto, nel nostro tempo, appare sempre più difficile che alcune azioni, anche di semplice accoglienza, trovino disponibilità.

Digitale: la generazione touch screen

Altra sfida per il prossimo triennio è rappresentata dalla vita digitale. Questa espressione, che sembrerebbe rappresentare un ossimoro, contiene in sè un paradosso. Se da un lato, un mondo sempre più interconnesso, può essere ricchissima fonte di scambio e conoscenza, dall'altro sempre più spesso, il mondo digitale si fa recettore di disagi personali che attraversano diametralmente tutte le generazioni.

Per questo motivo è necessario che adulti, giovani e ragazzi, curino insieme lo sviluppo di una cultura della vita digitale. Non come ambiente separato dalla realtà o rifugio lontano di identità alternative, ma propaggine della propria esistenza.

Bisogna abbandonare la convinzione da pionieri social della prima ora, in cui essi costituiscono mondi alternativi fatti di avatar e nickname, senza conseguenze sulla “vera” vita di tutti i giorni. Allo stesso modo, c'è la necessità di educare al rispetto di questi veri e propri luoghi, che, per richiamare l’iniziativa annuale dell'ACR del 2020, fanno parte della città che abitiamo.

Anche essi, quindi, rappresentino ambienti in cui portare la propria missione ed essere anche lì sale della terra. Altro luogo in cui poter essere “nel mondo ma non del mondo”.

La grande sfida che si propone è credere che sia ancora possibile una comunità costruita sull’incontro in un contesto socio economico dominato dalla tecnologia. È perché siamo persone capaci di dialogare che possiamo mettere in comune le conoscenze e riconoscersi nell’appartenenza ad una società mediale. Va ribadito che, l’interconnessione relazionale è preminente rispetto a quella digitale; infatti la connessione digitale è solo una modalità per comunicare e creare legami. Per ribadire questa priorità è necessario educarsi al senso del digitale ancor prima che ad un uso corretto che è la conseguenza della conoscenza di essere soggetti sociali. Educare al mediale vuol dire mettere al centro le persone, (quindi azioni, creatività, limiti bisogni e desideri) e non le tecnologie (applicazioni e piattaforme, formati e generi usi e abusi) che sono strumenti funzionali da non assolutizzare. Educarci ad essere cittadini responsabili che sanno abitare l’ambiente digitale. Abitare la rete anche per riscoprire la nostra grande vocazione laicale di “gettare le reti” nella realtà del tempo che viviamo. Momenti di formazione specifici, anche con esperti del settore, potrebbe donare nuova spinta all'opera evangelizzatrice dell'Associazione.


4-ACR

Nel triennio che verrà si dovrà tener conto di una duplice attenzioni: verso i ragazzi e verso gli educatori.

Bambini e Ragazzi (*): scegliamo di promuovere, nei modi e con i mezzi più efficaci, il documento finale del “Sinodo dei ragazzi” affinché possa essere un impegno reale nella vita dei bambini e dei ragazzi.

L’esperienza dell’Acr, in questi cinquant’anni, ha sempre promosso e valorizzato il protagonismo dei ragazzi, rendendoli parte attiva dell’associazione. In questo modo i piccoli si sono sempre sentiti partecipi della vita associativa, facendo maturare in loro un forte senso di partecipazione.

Scegliamo di accompagnare i ragazzi, attraverso una partecipazione dell’associazione tutta nella:

Vita familiare: troppo spesso ci diciamo che i genitori sono i primi educatori alla fede dei ragazzi, ma troppo poco spesso ci interroghiamo sui valori della famiglia del XXI secolo. Famiglia spesso ferita, lacerata, impoverita di quella Presenza vivificante. Nelle nostre iniziative, non sempre abbiamo le giuste attenzioni verso la Chiesa domestica.

Pertanto scegliamo di avere un’attenzione privilegiata alle famiglie nei cammini che progettiamo e nelle iniziative che proponiamo.

Esempi concreti potrebbero essere: individuazione di una coppia cooptata che ci aiuti a dare un plus valore alle iniziative proposte, un maggior coinvolgimento delle famiglie nelle iniziative che interessano gli stessi ragazzi.

Vita scolastica: il luogo che maggiormente vivono i ragazzi è la scuola. Un luogo che col tempo sta diventando sempre più interculturale, diventando luogo di una pluralità che è espressione di ricchezza. Nei ragazzi è presente il desiderio di condividere la bellezza del cammino che fanno con tutti anche con chi non ne fa parte.

Scegliamo di aiutare i ragazzi ad essere maggiormente testimoni creando delle alleanze più forti e durature con le scuole presenti sul territorio.

Ad esempio approfondendo in quelle scuole dove vi sono già delle relazioni con i dirigenti o qualche docente, e/o costruendo delle alleanze comuni con la pastorale scolastica e con il servizio insegnamento religione cattolica.

Vita associativa: l’associazione tutta ha a cuore i bambini e i ragazzi, e si è sempre impegnata affinché la loro voce fosse ascoltata. Alcune volte noi educatori non sempre sappiamo essere reali portavoce di un loro desiderio o di una loro necessità.

Pertanto per riuscire ad ascoltare la voce dei bambini e dei ragazzi senza filtri si è pensato all’esperienza dell’EDR all’EDR diocesana (equipe dei ragazzi). Esperienza che permette agli stessi ragazzi non solo di essere portavoce dei loro compagni di viaggio ma anche di vivere un’esperienza significativa di diocesanità.

Scegliamo di puntare sulla nascente esperienza dell’EDR diocesana perché possa ricordarci dell’importanza di avere sempre l’orecchio rivolto verso la voce dei più piccoli.

Vita comunitaria: l’Acr è una delle mediazioni al Catechismo CEI per l’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi. Non sempre questa esperienza è accolta dai parroci come mediazione, in alcuni casi l’Acr è una esperienza da aggiungere al catechismo tradizionale, in altri casi si seguono percorsi in cui non sempre è chiara l’identificazione.

Pertanto scegliamo di avviare una riflessione condivisa sugli itinerari di iniziazione cristiana con l’ufficio catechistico diocesano di modo che la nostra sia una reale mediazione e non un’aggiunta ad un cammino tradizionale.

Educatori Acr

Spesso chiamiamo al servizio educativo giovani e adulti di buona volontà per qualche vuoto che si è venuto a creare, o perché li reputiamo all’altezza di questo servizio. Però quasi mai ci preoccupiamo dell’importanza dell’accompagnamento in questo servizio educativo. Come educatori, neofiti o veterani, non sempre ci preoccupiamo di coltivare la nostra vita di fede arrivando al punto che la Parola, che dovremmo testimoniare ai ragazzi, diventa un qualcosa da dire e non una Persona da vivere. Presi dalle “cose da fare” ci dimentichiamo di Quasi mai ci preoccupiamo di valorizzare le nostre capacità e di ampliare il background delle nostre competenze educative.

Scegliamo di offrire percorsi di formazione che aiutino gli educatori a: Incoraggiare il personale cammino di fede ed interrogarsi sulla propria vocazione educativa; riscoprire la bellezza del servizio educativo; costruire relazioni autentiche di modo che si sentano maggiormente coinvolti nella vita diocesana; valorizzare le loro capacità; ampliare le loro competenze educative.

5-Giovani

La sfida dei giovani per il prossimo triennio, dovrà essere quella di rappresentare il propulsore principale dell'associazione. La natura stessa della giovinezza, che esprime dinamismo, audacia e sana inquietudine finalizzata ad una ricerca di compiutezza, può e deve essere canalizzata per il fine ultimo della Chiesa.

Questa naturale propensione alla ricerca e l'attrazione nei confronti delle novità, comportano una più facile apertura verso il prossimo.

In una società in cui l'età media aumenta esponenzialmente nel tempo, i giovani non possono rimanere inermi e lasciarsi prosciugare questa vena, rinchiudendosi in sè stessi. Il giovane di AC è infatti chiamato ad offrire i propri talenti, la propria capacità di leggere il mondo con occhi nuovi, la propria forza per sostenere chi fa più fatica a vivere la dimensione della vita cristiana. I giovani possono essere degli strumenti importanti per contagiare i lontani, i delusi e quanti hanno fatto esperienze negative nella vita della chiesa e delle nostre comunità. Hanno tutte le capacità e possibilità di incarnare il concetto di Chiesa in uscita, così da arrivare a tutti e costruire una città dove ognuno possa sentirsi valorizzato e amato.

In questa direzione si è già mosso il settore giovani nello scorso triennio, svolgendo campi improntati alla missionarietà, facendo esperienza di realtà del territorio che operano concretamente e direttamente in quelle periferie esistenziali quali tossicodipendenza, criminalità, disabilità, assistenza agli infermi, vita di strada e assistenza umanitaria.

Questa dimensione del servizio, della ricerca del bene comune e dell'apertura e scoperta del territorio deve essere proseguita e incrementata.

Ruolo del Settore Giovani, non è mai superfluo ribadirlo, dovrà continuare ad essere quello di accompagnare i ragazzi affidatigli, nello sviluppo dei propri talenti e nella ricerca del proprio posto nel mondo. Ognuno col proprio passo («Senza fretta, ma senza sosta» - Goethe -). Non diventi mai a sua volta un luogo di alienazione in cui rifugiarsi. Sia sì un porto sicuro, ma sempre proiettato alla ripartenza. Sia luogo stimolante in cui accrescere la propria vita spirituale, ma anche la vocazione civile. Non si abbia paura di proporre ai giovani cultura, insieme allo svago. Con equilibrio. «La Fede e la Ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità» (incipit della lettera enciclica di Giovanni Paolo II Fides et Ratio).

La ricerca dell'equilibrio sarà sempre quello a cui dovranno tendere educatori giovanissimi, animatori giovani ed assistenti. La natura impetuosa ed energica della gioventù, necessita di esempi di vita che incarnino questo equilibrio, nelle relazioni umane, nell'incontro con Dio, nell'apertura verso il prossimo, nella formazione. Si ricordi che la Chiesa va avanti per attrazione, non per proselitismo. Solo chi si dedica ad un costante lavoro su sé stesso, può aspirare a ricoprire ruoli di responsabilità in associazione. I giovani non sono attratti necessariamente dall'eccellenza, ma dall'autenticità. Ove manchi questa peculiarità, l'associazione non può progredire.

In quest'ottica gli Adulti devono farsi rispettosi accompagnatori. I giovani dall'altro lato, apprezzino la ricchezza rappresentata da chi è venuto prima di loro. Lo scontro generazionale a volte è inevitabile, ma va sempre tramutato in un incontro.

Anche la vita diocesana, è il primo passaggio verso una vita che si affacci al mondo e non rimanga chiusa nelle proprie mura, fisiche e mentali. Senza la cura di una vita associativa a tutti i livelli, queste sfide non potranno essere vinte.

Per questi 4 ambiti, l’AC ha il compito principale contribuire a formare coscienze in grado di saper discernere e scegliere la strada del bene anche se ciò significa andare contro corrente.


6-Giovani-Adulti

Le persone tra i 25 e i 40 anni si trovano a vivere un momento delicato, costituito dal desiderio e dalla necessità di trovare strumenti per orientare e decidere la propria vita, per poterla leggere facendo unità. È un tempo privilegiato per poter compiere in modo serio una chiara scelta vocazionale. Il discernimento della propria vocazione, deve essere intesa come una scelta di sequela del Signore nel servizio generoso e gratuito ai fratelli in quanto la vocazione non è qualcosa di personale ma è una scelta di vita che apre in modo ancora più libero al dono di sé.

L’associazione, sia a livello diocesano che parrocchiale, abbia particolare cura per questa fascia d’età, in bilico tra il “già” e il “non ancora”, tra le delicate scelte di vita da compiere, in particolare quella della famiglia e del lavoro, che “definisce e influenza l'identità e il concetto di sé di un giovane adulto,[…] permette di soddisfare le loro necessità pratiche e di cercare il senso e la realizzazione dei loro sogni e delle loro visioni” (Christus Vivit, n. 268)


7-Adulti e Adultissimi

Gli adulti rappresentano da sempre la colonna portante dell’associazione, memoria storica e testimonianza concreta della scelta di impegno quotidiano del laico di A.C. In una realtà che ci vede perennemente impegnati in una continua corsa frenetica, gli adulti di A.C. scelgono un tempo lento, fatto di relazioni, incontri, confronto e vita comunitaria. Questa scelta fa di essi l’esempio reale e tangibile che le nuove generazioni educative.

A livello diocesano e parrocchiale, l’A.C. continui a curare gli adulti, favorendo occasioni di incontro, preghiera e confronto che coniughino i bisogni individuali e familiari alle necessità formative e rafforzino costantemente le scelte di vita, affrontando le sfide della modernità.




(*) Una delegazione di bambini e ragazzi della nostra diocesi è stata presente all’iniziativa nazionale “Light up - Ragazzi in sinodo” tenutasi a Roma dal 31 ottobre al 2 novembre 2019. Per i ragazzi è stata un’occasione per far sentire la loro voce, per ricordare agli adulti che anche loro sono parte attiva della Chiesa e del Paese. Al termine dell’iniziativa i ragazzi hanno votato un documento finale che raccoglie i diversi impegni che loro stessi vogliono trasformare in azioni reali.

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