La formazione delle coscienze per un impegno ecclesiale e sociale divenuto ancor più impellente

Quanto accaduto richiama noi soci di AC a considerare ancor di più prioritaria la formazione delle coscienze, da porre con maggiore consapevolezza alla base di ogni programmazione ed iniziativa affinchè si avverta come improrogabile l'impegno ad essere cittadini responsabili delle città e del territorio.

Questo periodo di isolamento ci ha fatto comprendere ancora meglio cosa significhi essere cittadini responsabili del mondo. E soprattutto ci ha reso consapevoli che la scelta di fede (alla base della vita di un socio di AC) non è una consolazione o un limite alla libertà, ma è ciò che ci guida, ci alimenta e ci dà speranza anche quando agli occhi umani sembra che sia tutto finito.


Se siamo riusciti a vivere con “gioia” anche questo periodo è perché siamo allenati al discernimento che non significa accettazione passiva degli eventi piuttosto ricerca di senso, anche nella difficoltà. Una ricerca attiva che genera impegni concreti. (la mobilitazione per la solidarietà di tanti soci attraverso e con le caritas parrocchiali ne è esempio)

L’insieme di valori umani civili e religiosi che abbiamo speso in questi 2 mesi nelle nostre case (divenute scuole, uffici, chiese, mense etc) sappiamo che si è formato in Azione Cattolica. Ora l’esperienza vissuta ci spinge a venir fuori, ad essere più presenti, interlocutori visibili nelle dinamiche politiche e sociali dei luoghi che abitiamo.

Occorre organizzarci al meglio, come associazione, per far riconoscere il costante lavoro educativo, formativo e di servizio che offriamo ai ragazzi, alle famiglie, ai giovani, adulti e che contribuisce alla tenuta sana ed equilibrata delle relazioni interpersonali riducendo le aree di conflitto e di crisi che generano tanta sofferenza psicologica.


Come Azione Cattolica diocesana, vogliamo cogliere le opportunità che questo tempo ci offre per ritornare ad essere un punto di riferimento delle nostre città, sentendoci orgogliosi di essere soci di AC e pertanto cittadini del mondo, che lo conoscono a fondo, ne studiano le dinamiche, per arrivare (con proposte ed iniziative) a servire le persone dove altri interventi civili e religiosi ancora non sono giunti.


1-L’autoformazione: fare di necessità virtù

Cosa può averci insegnato questo tempo? A “fare di necessità virtù”, imparando che anche in un momento di difficoltà possiamo tirar fuori il meglio di noi, senza che gli eventi ci sottomettano, ben sapendo che il compito dell’AC è di far crescere ogni persona nel “noi” della comunità associativa, portando a riflettere sulla storia che viviamo e sul modo di porci in relazione con chiunque sul territorio, oltre che in parrocchia, sia disponibile a costruire una società più solidale e attenta ai più poveri e oppressi.

Coscienti della vocazione laicale di essere corresponsabili nel testimoniare i valori del Regno di Dio, i laici di AC, secondo la loro vocazione, lavorano per l’incremento di tutta la comunità cristiana e operano come Chiesa in uscita ad animare evangelicamente le realtà della storia, con fedeltà al Vangelo e operosità di credenti. Come dice Papa Francesco: «La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano» (Evangelii Gaudium n. 24).

Questi cinque verbi esprimono nel loro complesso cinque azioni che potrebbero aiutarci a individuare quello che potremmo indicare come il «codice» della misericordia pastorale, per saper abitare questo mondo alla luce del “Vangelo della creazione” e della redenzione anche e soprattutto in questo tempo di pandemia

In questo periodo abbiamo anche dovuto sperimentare modalità nuove di lavoro, di comunicazione e siamo stati “costretti” ad imparare a usare strumenti che non avevamo usato prima. Questo può diventare il nostro nuovo metodo di lavoro, il nostro nuovo stile di vita, imparare dalle difficoltà per diventare migliori, anche acquisendo maggiori competenze.

Pertanto a livello personale siamo chiamati a sentirci più responsabili della nostra formazione:

valorizzare l’autoformazione attraverso letture, seminari on line ed articoli, impegnandoci a condividere scritti di qualità che aiutano a comprendere i fatti e a trovare segni di speranza,

cogliere l'occasione per rilanciare una maggiore e migliore qualità della preghiera e della vita spirituale. Magari, proprio utilizzando gli strumenti peculiari che abbiamo imparato a conoscere e utilizzare, potremmo proporre una “scuola di preghiera", per arricchire la vita spirituale nostra e dei nostri associati.


2-Essere gruppo anche se distanti

Il gruppo, come modalità di lavoro e di incontro è ciò che caratterizza le dinamiche formative dell'AC e pertanto va preservato anche in questo tempo. L’atteggiamento da sviluppare, affinché si possa fare esperienza di gruppo è quello della condivisione.

Pertanto come centro diocesano ci impegniamo a:

accompagnare i responsabili nello svolgimento del loro servizio da continuare in condizioni di distanziamento sociale;

coinvolgere gli educatori in un confronto proficuo e fecondo tra centro e parrocchie che porti alla creazione di una rete di relazioni reali;

motivare i responsabili parrocchiali nel progettare insieme ad altri responsabili modalità efficaci per mantenere i soci connessi;

conoscere ciò che accade sul territorio e monitorare i processi (verificare gli effetti delle attività per renderle sempre più corrispondenti alle esigenze dell’attuale vita dei ragazzi, giovani ed adulti).

In questa Fase II dell’emergenza sanitaria per realizzare i punti sopraesposti promuoviamo:

laboratori permanenti per i responsabili parrocchiali per i 3 settori (adulti/giovani/acr) sfruttando i vantaggi degli strumenti digitali che ci consentono di velocizzare gli scambi anche con persone fisicamente lontane;

contenuti esplicativi ed attuali dell’essere oggi responsabile e socio di AC, veicolandoli sul sito diocesano, all'interno del quale dedicare una sezione ai responsabili associativi.


3-Il digitale: da sfida a realtà

Negli scorsi mesi di marzo ed aprile 2020 abbiamo dovuto sperimentare un altro modo di fare gruppo, che ci ha “costretti” ad utilizzare in modo più massivo gli strumenti digitali, dandoci la possibilità di conoscere le potenzialità del digitale che in molti prima di ora non vedevano. L’uso degli strumenti digitali ci ha consentito di essere sempre in connessione, dandoci la possibilità di portare avanti il cammino dei nostri gruppi e delle nostre “strutture associative".

Per valorizzare l’esperienza di questo tempo ci impegniamo a:

lavorare con questi mezzi sfruttando al meglio le loro potenzialità, certi che non potranno mai sostituirsi alla relazione interpersonale “in presenza”

testimoniare ed evangelizzare anche attraverso questi mezzi riconoscendoli come nuovi strumenti per “gettare le reti”

formarci sul corretto utilizzo di questi strumenti per non alimentare l’inquinamento della rete che rischia di avvolgere ragazzi, giovani e adulti.

trovare il nostro spazio in questo mondo online ormai abitato dalle tante attività del nostro quotidiano (da quelle scolastiche a quelle lavorative, da quelle sportive a quelle musicali)

L’avvio nel mese di giugno di seminari on line (sulle tematiche specifiche del documento diocesano rilette alla luce del cambio di contesto), è un primo segno per sollecitare presidenti e responsabili parrocchiali a declinare la formazione delle coscienze sull’esigenze del tempo presenze. Inoltre i webinar sono un modo per farci conoscere all'esterno, con le modalità che ci fornisce questo tempo, invitando come relatori persone che a vari livelli hanno ruoli di responsabilità nelle nostre città. Ci impegniamo ad avviare quella cultura delle alleanze a cui ci invita il presidente nazionale Truffelli.


4-Un’occasione per rilanciare il protagonismo dei giovani

Facendo tesoro delle iniziate proposte dal settore giovani (vocabolario e Bella Ciao) come prima risposta nei confronti di una nuova condizione esistenziale vissuta in questo periodo, l’associazione diocesana si impegna a:

accompagnare i giovani ad essere protagonisti di questo tempo e non semplici spettatori, perché vivere un percorso di fede significa esserne testimoni credibili: l’essere cittadini non è altro dall’essere cristiani.

sensibilizzare le coscienze dei giovani per frenare l’indifferenza dilagante con l’informazione e la cultura, stimolando i giovani a porsi domande e cercare le risposte per capire a fondo quello che accade nelle città, nella società, nella Chiesa;

sostenere i giovani a contribuire con i propri carismi, talenti e capacità nella costruzione di un mondo migliore, sul quale si gioca “la partita per la vita eterna”, per noi e per gli altri.

È in questo contesto che consideriamo il MSAC lo strumento più efficace per vivere con i giovanissimi quanto sopra espresso, sarà compito del Settore Giovani diocesano quello di promuoverlo e valorizzarlo soprattutto in questo tempo in cui i ragazzi stanno vivendo una nuova dimensione di scuola.

I responsabili e gli educatori dei gruppi sono chiamati nella circostanza che viviamo a:

Alimentare la passione associativa nella formazione di giovani e giovanissimi.

Far ri-scoprire ai giovanissimi e giovani la bellezza dell’essere associazione per continuare a scrivere una grande storia, nata dal sogno di due giovani e che si fa dono per tutti.

Ri-conoscere l’AC come luogo in cui rispondere alle tante domande di vita e in cui maturare una sensibilità per la vita della città, della società, per le sue difficoltà come per le sue potenzialità.

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