
I campi scuola della nostra diocesi sono iniziati; tra essi, quelli dell’ACR hanno un tema comune: tutti guardano a San Pier Giorgio Frassati. Ad occhi meno attenti, la scelta sembra azzardata: bambini e ragazzi nati dal 2013 in poi si devono confrontare con un giovane del 1901.
Ma guardando bene non c’è nessuna forzatura; il santo torinese è molto attuale e sarà sicuramente fonte di ispirazione per tutti i nostri acierrini.
Innanzitutto, ebbe una vita normale, fatta di studio, carità, ma anche tanto divertimento; non era un eremita o un eminente cardinale, ma il dinamismo e la sua “sana” vita frenetica erano delle caratteristiche veramente attuali.
Diventare santi è un’idea che riguarda solo i morti, ma osservando Pier Giorgio, fa toccare con mano che è un qualcosa da vivere e costruire fin da oggi. È facile attualizzare il gioco delle 6 S: Sarò Santo Se Sono Santo Subito, perché Frassati è stato straordinariamente ordinario.
Nato da una famiglia agiata, non approfittò della sua posizione sociale, ma senza rinnegare le sue radici restò vicino ai poveri, donando loro il suo tempo e le sue cure, prima ancora della carità materiale.
Per dirlo con parole ed esempi legati all’oggi, Pier Giorgio non è rimasto nella sua comfort zone, ma ha vissuto appieno la sua vita. Se fosse un Gen Z o un Gen Alpha, non sarebbe stato un ragazzo-divano o un dipendente da uno smartphone.
Le sue giornate erano divise tra preghiera, aiuto ai bisognosi, studio e amici. Dopo la sua morte, i genitori appresero dagli amici del figlio e da coloro che avevano ricevuto il suo aiuto lo stile di vita di questo ragazzo, che correva per le strade di Torino, sempre a piedi, perché i soldi per il tram li offriva in elemosina, per comprare le medicine per le persone ammalate, donando finanche i suoi indumenti per coloro che ne erano privi. I genitori lo rimproveravano spesso perché arrivava sempre tardi, essendo all’oscuro della vita caritativa del loro figlio.
Nella sua vita l’Azione Cattolica, ma non solo, tante associazioni, tanti interessi, tanta cultura. La carità non è all’opposto degli interessi.
Aderì alla FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana). Entrò a far parte dell’Azione Cattolica partecipando al circolo Milites Mariae, facendo proprio il motto del PAS “Preghiera, Azione e Sacrificio”.
Fu appassionato di montagna e di sport e s’iscrisse al Club Alpino Italiano e all’associazione Giovane Montagna, ma anche alla Società di San Vincenzo de’ Paoli.
Organizzò spesso gite con gli amici (la Compagnia dei Tipi Loschi), che diventarono occasione di apostolato.
Frequentò il teatro, l’opera, visitò i musei, amò la pittura e la musica, imparò a memoria interi brani di Dante. Fu sempre attento, però, alle necessità degli altri, in particolare di poveri e ammalati, ai quali donò tempo, energie, la stessa vita.
La sua passione fu la montagna. Nella carità guardò all’altro, ma nella vita puntò all’alto, scalando vette e attraversando valli. Anche salendo in quota si avvicinava al Cielo, al Divino. Forse guardando dall’alto delle cime la valle, pensava che dalla prospettiva di Dio si vedessero le cose in modo diverso.
Pier Giorgio ci insegna quanto il percorso per giungere alla vetta sia importante, ovvero la dimensione educativa dei sentieri. La vita è un percorso sì faticoso, poco agevole, come un percorso di montagna, ma la gioia della vetta fa dimenticare ogni stanchezza. Concludendo, quindi, guardare a Pier Giorgio sarà sicuramente una magnifica fonte di ispirazione.
Stiamo peraltro terminando l’anno associativo, in cui il brano di riferimento della trasfigurazione ci ha già fatto riflettere sulla salita in montagna, così, unendo questo a Frassati, notiamo che anche Pier Giorgio è sempre “tornato a valle” dai poveri e al suo dovere di studente, non ha costruito le tende né nell’agio familiare né in una vita distaccata.
E allora… W Pier Giorgio, W l’ACR e buona estate a tutti!

