Il percorso formativo proposto quest’anno dal Settore Adulti nazionale ha messo a tema una delle dimensioni principali che caratterizza la vita di ciascuno di noi: il TEMPO.

A partire dal brano evangelico del giudizio finale (Matteo 25,31-46), ci è stato chiesto di interrogarci sul nostro rapporto con la dimensione temporale, siamo stati sollecitati ad andare oltre l’esperienza comune, che – a motivo di ritmi giornalieri incalzanti e agende sempre piene – ci fa spesso percepire il tempo solo nella sua dimensione di realtà sfuggente e da rincorrere (kronos, tempo che scorre) per riscoprirne l’aspetto più profondo, ossia quello di kairós (tempo favorevole, momento propizio, buona occasione, ovvero - secondo l’accezione neotestamentaria di kairós - come “tempo di Dio”). Il percorso adulti 2019/2020, dunque, ci ha aiutato a riscoprire il tempo della nostra esistenza come il “luogo” concreto da ABITARE (questa è la parola che ha accompagnato il terzo anno del triennio 2017-2020), come “luogo teologico” in cui Dio si rivela a noi nel suo infinito amore.

Secondo questa logica, possiamo affermare che anche questo periodo di pandemia si sta presentando a noi come un kairós, come l’occasione favorevole per una presa di coscienza più profonda del senso e del fine della nostra esistenza.

Anzitutto, in questo periodo di lockdown forzato siamo stati catapultati all’improvviso in una sorta di “tempo sospeso” in attesa della ripresa. Ciò ha favorito un rallentamento dei nostri ritmi di vita e ci ha consentito di avere più tempo da dedicare a noi stessi e per guardarci dentro. Abbiamo avuto, così, l’opportunità di riscoprire la bellezza delle piccole cose e delle relazioni interpersonali (in particolare di quelle familiari), ma anche di fare i conti con i nostri bisogni più profondi, le nostre fragilità e le nostre paure, di abbandonare l’illusione di “rimanere sani in un mondo malato” (come ricordato da papa Francesco), di riscoprirci bisognosi gli uni degli altri, di recuperare antiche tradizioni culinarie ma anche valori alcuni fondanti della nostra umanità e civiltà, di interrogarci su ciò che conta e su ciò che è accessorio, e così via.



Ecco allora che possiamo utilmente rileggere le 5 tappe previste nel cammino adulti “Che tempo” (la fine, la memoria, l’attimo, l’imprevisto, l’attesa) alla luce del periodo di emergenza sanitaria che stiamo vivendo:

1. (senza) fine: l’esperienza collettiva della fragilità, del limite e della morte ci sta richiamando ad accettare la nostra condizione creaturale e a porre la nostra fiducia nel Signore della vita e della storia.

2. la memoria: la situazione di “tempo sospeso” sta favorendo in noi l’esercizio della memoria, ossia il recupero e la condivisione di ricordi della nostra storia personale, familiare, civile, ecclesiale e associativa che ancora oggi costituiscono una linfa viva a cui attingere per nutrirsi.

3. l’attimo: la quotidianità vissuta all’interno delle mura domestiche ci sta richiamando a dare maggiore valore alle piccole cose e ai diversi momenti di cui sono composte le nostre giornate e a sperimentare la ferialità come “tempo santo” offerto a Dio.

4. l’imprevisto: il virus si è presentato a noi in maniera imprevista e (forse) imprevedibile, stimolandoci a rimettere in discussione improvvisamente tutta la nostra esistenza e le nostre sicurezze e ad accrescere la nostra capacità di resilienza e di adattamento alle situazioni difficili.

5. l’attesa: il periodo che stiamo attraversando ci sollecita a guardare al futuro in fiduciosa attesa per il “ritorno alla normalità”, ma ci invita anche a preparare già oggi questo futuro in maniera operosa e responsabile, affinché esso sia sempre più a misura della dignità umana.



In sintesi, se permettiamo a questo periodo di pandemia di cambiarci in meglio, esso – lungi dall’essere vuoto o insignificante – può rappresentare per noi adulti di AC l’opportunità privilegiata per crescere in umanità e grazia e per affermare, nell’ottica della fede, “Che tempo”!

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