Home » Un piccolo mosaico di vissuti

Un piccolo mosaico di vissuti

,

Il campo educatori, dal tema “Orientati alla luce”, quest’anno ci ha aiutato a riscoprire cosa significa essere discepoli ed educatori insieme, seguendo l’esempio di Giovanni Battista: accompagnare senza trattenere, indicare senza sostituirsi.

È stata un’esperienza intensa, in cui il gruppo si è confermato un luogo di crescita, di fede e di relazioni autentiche, e l’educatore una presenza discreta ma significativa. In questo cammino ci hanno accompagnato Don Carmine, Martino Nardelli, Pasquale Cirillo e Mina Napoli, ai quali va il mio sincero ringraziamento per il tempo, l’impegno e la passione condivisa, e per tutto ciò che hanno donato con generosità.

Il campo educatori è sempre qualcosa che ti resta dentro: tra incontri, risate e momenti di confronto, ognuno torna a casa con qualcosa in più — nuove consapevolezze, legami più forti e tanta voglia di mettersi in gioco.

Ecco alcune voci di chi ha vissuto questa esperienza… e se l’è portata nel cuore.
Un piccolo mosaico di vissuti che racconta la bellezza e il valore di quanto abbiamo vissuto insieme.

Essere educatore è una scelta continuamente in relazione.

Questa frase di Martino Nardelli mi ha colpito particolarmente, tanto da diventare il filo conduttore della mia esperienza al campo. Alla base dell’essere educatore, infatti, c’è la capacità di costruire relazioni: in primis con il Signore, e poi con i ragazzi che ci sono affidati, con i nostri compagni di viaggio in AC e con tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino.
Questo campo, come sempre, mi ha fatta crescere. Se all’inizio avevo un po’ di timore nell’esprimermi, sono tornata a casa con la consapevolezza che anche la cosa apparentemente più sciocca può diventare importante per creare un legame.
Sono grata per gli incontri fatti e per i rapporti che si sono rafforzati: quando si vivono queste esperienze, basta davvero poco per sentirsi a casa. È una sensazione che ho provato ancora una volta e sono certa che l’AC, e in particolare l’ACR, riuscirà sempre a donarmela.
Grazie, con il cuore pieno.
Raffaella

Ogni incontro può diventare occasione di crescita, cura e reciproca comprensione.

Torno dal campo educatori con questa consapevolezza nel cuore, nata dall’ascolto di professionisti capaci di mettere al centro la cura e la relazione. Porto con me la ricchezza del confronto e tutto il calore di sorrisi, abbracci e volti ritrovati.
Sara

Mettersi in gioco, passo dopo passo

In questi giorni la cosa che mi ha colpito di più è stato il secondo ospite: vedere un ragazzo così carico e competente mi ha dato energia e il coraggio di mettermi più in gioco con gli altri.
Sono partito con un po’ di timore e, all’inizio, ho fatto fatica. C’erano molti ragazzi più piccoli già in gruppo e ho dovuto lavorare sulla mia timidezza per riuscire a entrare in relazione. Pian piano, però, sono riuscito a integrarmi e a creare legami.
Mi porto a casa diverse cose: il desiderio di essere un laico di Azione Cattolica più consapevole, un modo migliore di relazionarmi con gli accierrini e, soprattutto, l’attenzione a essere presenza per qualcuno, concretamente.
Chiudo con una frase del primo incontro con Martino che mi ha colpito: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Un richiamo semplice ma forte al valore della presenza di Dio nelle relazioni e nel vivere le nostre attività insieme ai ragazzi.
Danilo

Un bagaglio pieno di emozioni

A questo campo educatori non posso dire altro che grazie. Grazie per le opportunità di crescita, grazie per ciò che mi ha insegnato, grazie per le persone che mi ha fatto incontrare. È un’esperienza che ti cambia, inevitabilmente. Parti con un bagaglio e torni con uno nuovo. Un bagaglio carico di ricordi e di nuove emozioni. Ero entusiasta all’idea di partire, forse spaventata, ma sicuramente non mi aspettavo che in pochi giorni potesse toccarmi così tanto il cuore.
Antonella

Il primo passo nel cammino da educatore

Il campo è stato un’esperienza bellissima e molto importante per me. Mi ha aiutato a capire meglio cosa significa fare l’educatore e mi ha dato tanta motivazione per iniziare. Ho apprezzato molto il clima che si è creato con gli altri e i momenti di preghiera e condivisione, che mi hanno unito al gruppo. Le attività mi hanno fatto riflettere molto sulla responsabilità che avremo con i più piccoli. In questi giorni ho capito che fare l’educatore significa essere una guida e un punto di riferimento per i più piccoli, camminando insieme a loro. Infatti, torno a casa entusiasta di aver fatto questa nuova esperienza.
Serena

Un sole che scalda il cuore

Per questo mio pensiero prendo spunto da un’attività che abbiamo vissuto l’ultimo giorno insieme alla nostra ospite Mina. Dopo aver ascoltato alcune riflessioni personali degli altri educatori, con il corpo dovevamo rappresentare una sorta di “scultura umana”.
Con il mio gruppo abbiamo scelto di rappresentare un sole perché racchiudeva molte caratteristiche che sentivamo di avere in comune. Ma questa immagine la userei anche per descrivere questo Campo Educatori: caloroso.
Un calore inteso come abbraccio al cuore. Gli educatori, gli altri membri d’équipe, don Carmine, gli ospiti e anche tutte le persone che si sono prese cura di noi: ognuno è stato unico e prezioso.
Custodirò questi giorni nel cuore, con gratitudine e gioia.
Che bella l’AC.💙💛
Chiara B.


Leggi Anche