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Chiamati a brillare… nelle relazioni!

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Lunedì 23 marzo abbiamo vissuto il secondo incontro-vivaio per educatori, dal titolo: “Chiamati a brillare“.

Dopo esserci riscoperti stelle chiamate da Dio al servizio educativo, e aver approfondito la storia associativa, in questo secondo appuntamento abbiamo potuto riflettere sulla figura dell’educatore, partendo dalla nostra esperienza personale.
L’incontro è stato guidato dalla nostra presidente diocesana Maria Vittoria Lanzara che ha messo a disposizione le sue competenze da formatrice esperienziale, specializzata nello sviluppo delle competenze socio-relazionali.

Di seguito la testimonianza di Giovanna, educatrice ACR della Parrocchia di Santa Trofimena nella SS. Annunziata, che ci ha raccontato la sua esperienza.

Se le nostre anime fossero stelle noi potremmo fare una costellazione.
È la frase della canzone Costellazioni dei Gen Rosso, che ha accompagnato il primo incontro del vivaio educatori “Riscopriti star”, vissuto insieme a Claudio Guarnaccia, e che in qualche modo è rimasta come filo conduttore anche per questo secondo appuntamento.

L’incontro, guidato dalla nostra presidente Maria Vittoria Lanzara, è stato costruito attorno a cinque parole che toccano da vicino il nostro essere educatori: Educare | Associazione | Relazione con nostro Signore | Vocazione/Talenti | Relazione interpersonale.

Per ciascuna di queste ci siamo fermati a riflettere, lasciandoci guidare anche da piccole attività che ci aiutassero a concretizzare ciò che stavamo vivendo. Non è stato quindi solo un momento di ascolto, ma un’occasione per mettersi in gioco e dare un senso personale a ciò che veniva condiviso.

Tra le varie riflessioni, una frase sull’educare mi è rimasta particolarmente dentro: “Abbiamo imparato molto più da ciò che abbiamo visto che da ciò che è stato detto“.
Mi ha fatto pensare tanto ai ragazzi che seguo: a quanto, spesso senza accorgercene, trasmettiamo attraverso i nostri gesti, il nostro modo di esserci, più che con le parole. Ma allo stesso tempo mi ha portata a guardare alla mia storia: a tutte quelle persone — genitori, educatori — che, con il loro esempio, hanno lasciato qualcosa in me e hanno contribuito a formarmi, anche nelle piccole cose, in quelle apparentemente superficiali.

Un altro passaggio che ho sentito molto vicino è stato quello sulla relazione. È emersa una frase che mi ha fatto pensare molto: 

La relazione vera non è scegliere chi mi è comodo, è lasciarmi cambiare dall’incontro con l’altro.

Come educatrice, mi accorgo che questo è uno dei punti più delicati: non si tratta solo di stare con i ragazzi e sacrificare un’ora e mezza il sabato pomeriggio, ma di costruire relazioni autentiche, che a volte mettono in discussione, che chiedono ascolto e pazienza, e che proprio per questo fanno crescere anche me.

Durante l’incontro ho apprezzato molto anche la possibilità di confrontarmi con altri educatori. È stato bello ascoltare esperienze diverse e, allo stesso tempo, riconoscersi in tante situazioni comuni. In questi momenti si percepisce davvero il valore del cammino condiviso: non solo formazione, ma anche sostegno reciproco.

Riflettendo sul significato di associazione, ci siamo soffermati su un breve testo relativo all’esperienza di Azione Cattolica e ci è stato chiesto di evidenziare una parola che ci colpiva particolarmente. In quel momento ho scelto familiarità, perché è una parola che sento molto legata alle esperienze che vivo in associazione: i campi, gli incontri, i momenti condivisi nel tempo, in cui si crea davvero un modo di stare insieme che diventa riconoscibile e significativo. È proprio in queste occasioni che mi ritrovo a vivere l’associazione in modo pieno e concreto.

Da questo incontro porterò con me qualcosa in più: non solo pensieri, ma uno sguardo diverso su ciò che significa educare. E la consapevolezza che, proprio come stelle, è nelle relazioni che possiamo davvero brillare.


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